Le donne reclamano la parità
Giovedì in varie città svizzere numerose donne sono tornate in piazza per ricordare il decimo anniversario dello "sciopero delle donne". Una giornata d'azione segnata da una constatazione ricorrente: in Svizzera la completa parità dei sessi è ben lungi dall'essere istaurata.
Anche questa volta in prima linea a sostenere le manifestazioni- in verità assai meno seguite di quelle del 1991 – vi erano i sindacati. A Berna SEI e FLMO hanno sottolineato che – dieci anni dopo lo sciopero delle donne e a cinque anni dall’entrata in vigore della legge federale sulla parità dei sessi – l’obiettivo non è ancora stato raggiunto: in generale le origini delle disparità non vengono riconosciute e mancano misure adeguate.
C’è ben poco da festeggiare – hanno sottolineato numerose oratrici invitate dai due sindacati – la parità esiste solo sulla carta: le aziende ignorano le discriminazioni e le lavoratrici non sempre possono opporsi, per paura delle conseguenze. Nella pratica le donne sono pagate meno, hanno un accesso minore alla formazione e possono raramente disporre di asili nido per i loro bambini.
Al termine dei discorsi, SEI e FLMO hanno presentato il loro programma comune denominato «ogni mese un’impresa alla ribalta per l’uguaglianza». Il progetto partirà quest’autunno e si estenderà sull’arco di dodici mesi. Mediante gruppi di lavoro, conferenze, dibattiti e analisi, i due sindacati intendono spingere le società a proporre attività interne dedicate al tema della parità.
Più mirate le azioni del Sindacato svizzero dei servizi pubblici (SSP/VPOD), che ha organizzato proteste contro il «lavoro su chiamata» in quattro città svizzere. Le manifestazioni si sono indirizzate in particolare contro l’istituto demoscopico LINK e contro l’Ufficio federale di statistica (UST) che gli commissiona i lavori. Alcune decine di donne hanno manifestato davanti alle sedi di Losanna e Lucerna di LINK, di fronte all’edificio dell’UST a Neuchâtel e davanti al Dipartimento federale dell’interno (DFI) a Berna.
188 delle 200 persone impiegate da LINK non hanno una situazione lavorativa chiara. Nei volantini distribuiti a Lucerna e a Losanna ai passanti, il sindacato sollecita la creazione di un contratto collettivo di lavoro e l’introduzione di contratti che regolino chiaramente i compiti e le retribuzioni di ogni impiegato.
A Berna e Neuchâtel le sindacaliste sono state affiancate da numerose impiegate di LINK vestite di nero e mascherate che portavano al collo cartelli con la scritta «se parlo mi buttano fuori». La segretaria dell’SSP/VPOD Corinne Schärer ha esortato la Confederazione ad assumere le proprie responsabilità e ad adoperarsi affinché venga rispettata la legge sulla parità dei sessi.
L’anniversario è invece diventato lo spunto per creare una rete d’informazione e di scambio «tra donne» nel Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP). La ministra Ruth Metzler ha infatti invitato a colazione a Berna una trentina di funzionarie per discutere e approfondire il tema della parità e per sostenere la presenza femminile all’interno del dipartimento.
La Società svizzera degli impiegati di commercio (SSIC) ha approfittato della ricorrenza per lanciare il concorso per l’attribuzione del «Prix Egalité», giunto quest’anno alla seconda edizione. Il riconoscimento viene consegnato alle imprese che si distinguono per il rispetto della parità uomo-donna.
swissinfo e agenzie
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