Le visioni finali della commissione Bergier
Presentando una nuova serie di volumi, la commissione Bergier si avvicina al termine del suo mandato. Con una visione sul futuro dei documenti privati.
Otto volumi pubblicati ad agosto, altri dieci presentati giovedì: la Commissione indipendente di esperti Svizzera-Seconda guerra mondiale (CIE) si avvicina alle battute finali del suo mandato.
Mancano ancora sette volumi – cinque studi veri e propri e due “contributi alla ricerca” – che per alcuni ritardi nella consegna dei manoscritti all’editore Chronos di Zurigo saranno presentati al pubblico solo nel marzo del 2002, ha spiegato la segretaria generale della CIE Myrtha Welti nella conferenza stampa di giovedì a Berna.
Il rapporto finale vero e proprio, da cui ci si possono attendere valutazioni sintetiche sull’amplissimo lavoro di ricerca portato avanti dalla cinquantina di collaboratori scientifici della CIE, sarà consegnato al Consiglio federale il 19 dicembre, giorno del quinto anniversario di istituzione della commissione.
Il pubblico verrà a conoscenza del rapporto, edito in quattro lingue, nel marzo del 2002, insieme alla presa di posizione del governo e dopo la presentazione dei rimanenti studi.
Il 31 dicembre 2002 la CIE terminerà ufficialmente il suo mandato. Un gruppo di collaboratori seguirà tuttavia ancora la pubblicazione degli ultimi studi.
La visione della commissione Bergier
Rimane aperta la questione dei documenti fotocopiati dai collaboratori della CIE negli archivi privati, ha ricordato Myrtha Welti. Come noto, il Consiglio federale aveva statuito il 3 luglio scorso il diritto per le aziende di chiedere la restituzione delle fotocopie.
La CIE, ha sottolineato la segretaria generale, era e rimane contraria a quella decisione, perché potrebbe precludere ad altri storici la possibilità di verificare i risultati delle ricerche della commissione.
Fra le aziende tuttavia, ha tenuto ad aggiungere la Welti, sarebbe in atto un processo di “sensibilizzazione ed apprendimento”, tanto che la segretaria spera che molte di esse si risolvano a conservare e rendere accessibili fotocopie e atti originali (compresi quelli non fotocopiati) ai ricercatori.
La visione della CIE va però oltre: la speranza è che tutti gli atti utilizzati dalla Commissione, insieme ai documenti prodotti dalla CIE stessa, vengano depositati presso un’ “istituzione neutrale”. Neppure il presidente Jean-François Bergier durante la conferenza stampa ha nominato questa istituzione, ma il primo indirizzo che viene in mente è ovviamente l’Archivio federale di Berna. Si vedrà.
Bergier nelle piazze e nelle scuole
Dopo che a marzo anche il rapporto finale sintetico sarà reso pubblico, la palla passerà agli “altri storici” e a tutti coloro che contribuiscono alla formazione dell’opinione pubblica.
Toccherà a loro tradurre in una nuova, o meglio in una rinnovata, memoria collettiva il lavoro spesso complesso e non sempre facilmente leggibile della CIE, in modo che al prossimo emergere di un dibattito sulla Seconda guerra mondiale si possa partire da un terreno già assodato.
Intanto un primo segnale positivo è stato indicato giovedì da Myrtha Welti: la consigliera nazionale socialista Vera Müller-Hemmi ha inoltrato un’interpellanza parlamentare in cui chiede che il lavoro della CIE sia valorizzato ai fini della formazione. Perché un’altra volta non si possa dire di non aver saputo
Andrea Tognina
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