Martin Landolt, in politica grazie a Kennedy
Da ragazzino lesse una biografia di John F. Kennedy e si innamorò della politica, una passione sfociata sei mesi fa nell'elezione al Consiglio nazionale.
Martin Landolt, banchiere 41enne che ama cacciare e pescare, racchiude in sé una serie di caratteristiche apparentemente inconciliabili. Rappresenta Glarona, un cantone alpino a vocazione industriale, ma ama la campagna e promuove le energie rinnovabili.
Il suo sito internet tradisce una grande passione per le frasi celebri di politici, attori e scrittori. «Ammiro la capacità di dire cose vere e profonde con poche parole», spiega.
Landolt dà una certa impressione di timidezza, ma sceglie le sue parole con una cura che non lascia dubbi: è un uomo abituato a parlare in pubblico. Ammette di essere abbastanza a suo agio quando si trova a dover spiegare il suo punto di vista a altre persone.
«Rivolgersi alla folla, ad esempio durante la Landsgemeinde di Glarona [assemblea a cielo aperto in cui si vota per alzata di mano, ndt.] dà un’emozione particolare». Landolt non dimenticherà mai la sensazione provata sul palco, quando i suoi occhi, rivolti all’assemblea, hanno improvvisamente distinto tra gli altri volti quello di un politico famoso.
Alla scena politica del suo cantone – Landolt è ancora membro del parlamento glaronese – si sono nel frattempo aggiunti gli impegni politici a Berna.
Choc
I primi giorni come deputato al parlamento federale sono stati uno choc. «Avevo le orecchie in fiamme a furia di stare seduto per ore in mezzo a gente che tutt’intorno a me discute, passeggia, chiacchiera o telefona», racconta.
È stato come lavorare in un’affollata stazione ferroviaria: tanta gente e nessuno che ascolta gli annunci provenienti dall’altoparlante; un mondo decisamente diverso dal familiare parlamento glaronese.
Ma Landolt non si è perso d’animo e ha imparato in fretta come muoversi a Berna. Oggi sa, ad esempio, che il lavoro vero si fa nelle commissioni e durante le riunioni di partito. A volte, però, si domanda ancora cosa pensano i visitatori di un Consiglio nazionale a prima vista così irriverente.
A sorprenderlo subito in modo positivo è stata l’accoglienza calorosa che gli hanno riservato gli altri deputati. «Mi aspettavo degli avversari politici aggressivi, tanto a destra quanto a sinistra».
Landolt è membro del PBD (Partito borghese democratico), uno schieramento giovane staccatosi tra le polemiche dal principale partito del paese, l’Unione democratica di centro (destra nazionalconservatrice). Con la sua elezione, poi, ha strappato un seggio ai socialisti e questo non l’ha certo aiutato a farsi degli amici a sinistra.
La scelta di lasciare l’UDC per fondare la sezione glaronese del PBD è stata una questione di stile politico. «Non è abbastanza usare parole forti se non si offrono poi delle soluzioni valide», dice criticando la deriva populista del partito di Christoph Blocher.
Energie rinnovabili
Per fare avanzare le cose, Landolt crede nelle virtù del compromesso. La promozione delle energie rinnovabili è un tema che gli sta particolarmente a cuore. Secondo lui, gli incentivi sono indispensabili affinché l’economia possa diventare più rispettosa dell’ambiente.
Il consigliere nazionale PBD è contrario all’adesione all’Unione Europea, almeno fino a quando gli accordi bilaterali si riveleranno sufficienti per regolare le questioni tra Berna e Bruxelles. La sua posizione non è però irremovibile: «L’Unione Europea cambia, la Svizzera anche».
Per il momento le sue ambizioni personali sono modeste. Ama dividere le sue giornate tra il lavoro di banchiere a Zurigo, le attività politiche e il ruolo di padre, non trascurando naturalmente di ritagliarsi una fetta di tempo per gli hobby.
«Verrà il giorno in cui dovrò decidermi, ne sono cosciente. È una vita interessante, ma alla lunga destreggiarsi tra tutte queste attività diventa difficile».
Abitando una regione attorniata da ripide montagne, ma situata a una distanza ragionevole da Zurigo, Landolt è abituato a passare da una realtà all’altra. Il suo incarico – afferma – è di rappresentare la diversità del suo cantone, diviso tra un elettorato rurale e conservatore e uno più urbano e aperto.
«Suppongo che ciò faccia di me l’archetipo di un glaronese».
Il suo aspetto lo rende difficile da catalogare: elegante, abbronzato, fisico sportivo, una certa riservatezza e un tocco di gel tra i capelli, che gli dà un’aria giovanile.
I principi prima della popolarità
Landolt si dice fiero di essere svizzero e sottolinea di non avere dei modelli politici. Gli piacciono però quegli uomini e quelle donne che amano parlare chiaro e che antepongono i principi alla popolarità.
Tra di loro non poteva mancare naturalmente la ministra di giustizia e polizia Eveline Widmer-Schlumpf, membro del suo stesso partito.
Il suo interesse per la politica è da collegare al fascino che ha esercitato su di lui la famiglia Kennedy e in particolare il presidente John Fitzgerald.
«Non sono affascinato necessariamente dalla sua politica», sottolina, «ma soprattutto dalla capacità che aveva di parlare al popolo, di ottenere il suo sostegno e di suscitare entusiasmo».
Urs Geiser, swissinfo.ch
(traduzione e adattamento dall’inglese, Daniele Mariani e Doris Lucini)
Eletto l’8 febbraio 2009, Martin Landolt è entrato in Consiglio nazionale il 2 marzo. È stato il primo deputato eletto nelle file del Partito borghese democratico (PBD).
Occupa l’unico seggio in Consiglio nazionale destinato al canton Glarona.
Il PBD ha altri quattro deputati e un senatore. È anche il partito della ministra di giustizia Eveline Widmer- Schlumpf.
Proprio l’elezione di quest’ultima al posto di Christoph Blocher è stata all’origine di una violenta discussione all’interno dell’Unione democratica di centro, discussione che è sfociata in una secessione e nella nascita del PBD.
Per Landolt, gli svizzeri all’estero hanno un importante ruolo di ambasciatori che completa il lavoro della diplomazia ufficiale.
È contrario all’idea di un seggio in parlamento riservato agli svizzeri dell’estero, soprattutto per quanto riguarda la camera alta.
Ritiene che gli espatriati non abbiano sufficienti contatti con la quotidianità svizzera.
Sostiene tuttavia gli sforzi volti a facilitare le operazioni di voto per la quinta Svizzera, in particolare l’introduzione del voto elettronico (e-voting).
Il parlamento svizzero è composto di due camere: il Consiglio nazionale (camera dei deputati) e il Consiglio degli Stati (camera alta).
Si riunisce in sessione quattro volte l’anno per tre settimane.
La sessione autunnale 2009 si chiude il 25 settembre.
Quello svizzero è un parlamento di milizia. Molti eletti hanno delle professioni che continuano a svolgere accanto ai loro impegni politici.
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