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Metzler stigmatizza il lavoro nero nell’agricoltura

Keystone Archive

Ruth Metzler non ammette il lavoro nero nell'agricoltura: è «una vergogna per il paese», afferma la ministra di giustizia e polizia in una intervista pubblicata domenica dal settimanale romando «Dimanche.ch». E deplora che autorità cantonali possano tollerare o addirittura accettare simili violazioni della legge.

Lo scorso 8 giugno, il consigliere nazionale vodese Jean Fattebert, vicepresidente dell’UDC svizzera, aveva candidamente ammesso al Telegiornale di impiegare da diversi anni polacchi senza permesso di lavoro nelle sue colture di tabacco della Broye. E il consigliere di stato fribughese Jean Corminboeuf, stando a «Dimanche.ch», aveva parlato di «illegalità simpatica».

«Faccio fatica a capire che dei parlamentari invitino apertamente ad assumere manodopera in nero», afferma la consigliera federale nell’intervista. Secondo la Metzler, «persone che occupano posti chiave nello Stato non dovrebbero invitare a violare le leggi, ma vegliare alla loro applicazione».

La ministra aggiunge che non intende cedere alle pressioni e rammenta che le autorità hanno aiutato l’agricoltura a reclutare legalmente operai portoghesi per un salario di 3000 franchi mensili per 60 ore di lavoro settimanali. «Ma ecco, quasi nessuno è disposto a sborsare una tale somma. Ed è una vergogna per il nostro paese. Inoltre, nuoce alle buone relazioni tra il Portogallo e la Svizzera».

Il Consiglio federale non intende derogare al principio in base al quale solo la manodopera qualificata proveniente da paesi esterni all’UE o all’AELS può stabilirsi in Svizzera, ha ribadito la ministra.

Il consigliere nazionale socialista vodese Pierre Chiffelle ha annunciato dal canto suo a «Dimanche.ch» che la settimana prossima presenterà una iniziativa parlamentare sulla questione. Chiffelle proporrà di revocare immediatamente il divieto di lavorare per ogni candidato all’asilo che possa mostrare un contratto di lavoro nell’agricoltura.
Attualmente ai richiedenti è vietato lavorare per tre mesi. «Tutti ci guadagnerebbero, contadini e richiedenti», sostiene Chiffelle, che ha querelato il collega Fattebert in seguito alle dichiarazioni sull’impiego illegale di braccianti polacchi.

swissinfo e agenzie

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