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Nessun trionfalismo 20 anni dopo l’articolo costituzionale sulla parità tra i sessi

Niente sciopero, ma ancora molte discriminazioni 20 anni dopo l'articolo costituzionale sulla parità dei sessi Keystone Archive

Il 14 giugno 2001 cade il 20esimo anniversario del voto con cui il popolo svizzero iscrisse la parità uomo-donna nella Costituzione federale. 10 anni fa questo anniversario fu celebrato con una giornata di sciopero delle donne, con decine di migliaia di partecipanti. Anche quest'anno vi è una certa mobilitazione, ma sotto altre forme, con azioni di protesta e di informazione.

Non tutte le organizzazioni femminili si associano alle manifestazioni previste. Come dieci anni fa, in prima linea sono i sindacati: SEI e FLMO hanno invitato alla mobilitazione a Berna, con la parola d’ordine «Soppressione degli ostacoli alla parità». La Società svizzera degli impiegati di commercio offrirà da parte sua un primo «Premio uguaglianza 2002» per ricompensare meriti particolari in questo ambito.

Il Sindacato svizzero dei mass media (SSM) stila un bilancio della politica paritaria in seno alla SSR. Malgrado i miglioramenti nel nuovo contratto collettivo di lavoro, l’SSM giudica che una vera istituzionalizzazione della parità ancora manchi nell’impresa radiotelevisiva.

Nessun trionfalismo anche secondo Natalie Imboden del Sindacato dei servizi pubblici VPOD/SSP: le condizioni di lavoro delle donne rimangono insoddisfacenti. Nessuna festa, dunque, ma azioni di protesta a Losanna e Berna contro il «lavoro su chiamata». Questa forma di lavoro precario riguarda soprattutto le donne, rammenta la sindacalista Imboden.

I modi di protesta tradizionali come scioperi e cortei di rivendicazioni non entusiasmano tuttavia le giovani generazioni, ritiene Dominique Grisard, responsabile per le questioni femminili alla Federazione svizzera delle associazioni giovanili (FSAG). Per evitare l'”assopimento dei movimenti femminili” bisogna dunque a suo avviso esplorare nuove vie per implicare le giovani donne.

A Bienne, per esempio, un gruppo di rappresentanti di organizzazioni sociali, religiose e sindacali ha deciso di richiamare l’attenzione sul tema della parità con una pièce teatrale, in cui saranno evocate le disuguaglianze salariali e il lavoro gratuito prestato dalle donne.

Nei partiti politici, il grado di mobilitazione appare minimo. Occupate dai recenti cambiamenti ai vertici, le sezioni femminili del PPD e del PLR hanno altre priorità. Le Donne socialiste sono attente al problema ma non desiderano disseminare le loro forze in una moltitudine di piccole azioni particolari. La sezione femminile dell’UDC, dal canto suo, guarda con diffidenza alle manifestazioni in programma: attualmente – argomenta laconica la presidente Esther Weber – le donne possono perfettamente assumere qualsiasi incarico.

Molte cose si sono progredite nel giusto senso, ma «ancora non ci siamo», commenta Christiane Brunner, consigliera agli Stati ginevrina e presidente del Partito socialista svizzero. Progressi sono avvenuti a suo avviso a livello giuridico, ma pure sociale ed economico.

L’obiettivo dell’uguaglianza dei salari è per esempio sulla buona strada. Anche in fatto di formazione, le donne hanno ormai tutte accesso agli studi e sono sempre più numerose a frequentare le università. Purtroppo ci sono ancora «troppe scelte stereotipate», rileva Chiara Simoneschi-Cortesi, presidente della Commissione federale per le questioni femminili.

Le donne intraprendono ancora troppo spesso formazioni più brevi e ottengono quindi i lavori meno pagati. E l’autonomia finanziaria è una necessità per raggiungere la parità, rileva la consigliera nazionale ticinese del PPD.

A suo avviso, la politica è l’ambito in cui ci sono stati meno progressi. «Dove c’è il prestigio del potere, gli uomini non cedono il posto», deplora Chiara Simoneschi-Cortesi. Oggi le donne occupano solo il 25 % dei parlamenti e il 20 % dei governi in Svizzera. Sempre meglio di 20 anni fa comunque: nel 1981 la proporzione era dell’11 e del 7 % rispettivamente.

Anche a livello salariale le donne rimangono sfavorite: in media, rispetto agli uomini, percepiscono un salario inferiore del 20 % nel settore privato e del 9 %nel settore pubblico.

swissinfo e agenzie

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