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Democrazia diretta in Svizzera

Nessuna discussione urgente sui clandestini

Lo sconforto è palpabile sui volti dei sans papiers. Qui siamo alla Marienkirche di Berna, occupata il 9 settembre Keystone

Delusione tra i "sans-papiers" dopo la decisione del parlamento di non avviare un dibattito urgente sulla loro sorte. È "un insulto alla condizione umana", affermano, e sperano che il movimento si estenda ad altre città svizzerotedesche.

Il collettivo bernese ha annunciato un’azione di protesta sulla Piazza federale per lunedì prossimo, coordinata da tutti i movimenti attivi in Svizzera. Un suo membro ha detto che i sans-papiers di Berna stanno cercando alleati in altre città: discussioni sono in corso con simpatizzanti di Basilea, Zurigo e San Gallo.

A Friburgo, il movimento non nasconde il proprio scontento: “i politici si dimostrano una volta ancora del tutto fuori dalla realtà sociale”, deplora un loro portavoce, Jean Kunz. Anche il collettivo losannese è indignato: “è lamentevole, c’è da credere che i politici non vogliano vedere quel che succede nel loro paese”, dichiara un suo esponente, Christophe Taffelbacher.

Il collettivo dei sans-papiers di Ginevra, costituitosi poco più di un mese fa, non intende occupare locali. Preferisce privilegiare il dialogo con le autorità politiche. Il movimento, che ha tardato a nascere nella città di Calvino, sta ora crescendo ogni giorno, stando a un lavoratore clandestino che vi ha aderito.

A Neuchâtel, la decisione delle Camere federali non è giudicata catastrofica. “Se il dibattito ci sarà in una prossima sessione, saremo ancora più numerosi, e il movimento avrà ancor più impatto politico”, dichiara un responsabile del collettivo. Attualmente, 46 persone occupano la fabbrica Novocristal con l’autorizzazione del Comune. Un certo numero di persone ha annunciato di volersi aggregare.

Voci critiche anche fra i politici. Il Partito socialista ha pubblicato venerdì un comunicato in cui esprime la sua indignazione e si oppone al rinvio del dibattito. “È inammissibile”, esclama la consigliera nazionale bernese del PS Ruth-Gaby Vermot-Mangold, deplorando soprattutto la ragione invocata, il presunto regionalismo del problema, mentre esso “concerne tutta la Svizzera”.

Anche la consigliera agli Stati neocastellana Michèle Berger-Wildhaber si interroga sulla gerarchizzazione dei valori in Svizzera: “Se si ha il tempo di parlare di Swissair, allora si ha pure il tempo di parlare dei sans-papiers”. Martedì prossimo il gruppo radicale deciderà quale seguito dare alla questione.

swissinfo e agenzie

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