Neuchâtel: gli zingari esprimono le loro rivendicazioni
L'ottenimento di aree di sosta e il riconoscimento del loro statuto di minoranza sono le principali preoccupazioni degli zingari in Svizzera. È quanto emerso da un simposio organizzato dall'Università di Neuchâtel e da «Médecins du Monde».
La Costituzione federale garantisce il diritto di disporre di uno spazio vitale, ma i comuni violano sistematicamente questo diritto quando di tratta di accordare un’area di sosta ai popoli nomadi, ha sottolineato giovedì il pastore May Bittel, portavoce degli zingari della Svizzera romanda. Gli zingari, inoltre, non sono riconosciuti quale minoranza.
Per Robert Huber, presidente dell’associazione svizzera degli zingari, le autorità federali devono riparare il danno causato alla comunità dalla campagna di sedentarizzazione forzata condotta da Pro Juventute fra il 1926 e il 1973. Creare aree di sosta e riconoscere gli jenisch quale minoranza – precisa – consentirebbe agli zingari che lo desiderano di ritrovare un modo di vita tradizionale. Attualmente 30’000 dei 35’000 jenisch residenti in Svizzera sono ormai sedentari.
Il simposio di Neuchâtel si è pure occupato della difficile definizione dell’identità zingara, nata da una moltitudine di gruppi distinti per lingua, credenze e costumi. Che siano jenisch, rom o sinti, questi gruppi minoritari non nutrono pretese territoriali nei riguardi dei paesi dei quali sono cittadini, ha sottolineato May Bittel. All’incontro hanno partecipato all’incirca 200 persone.
swissinfo e agenzie
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