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Democrazia diretta in Svizzera

Non ci sarà una consulenza obbligatoria per la donna che vuole abortire

Hansruedi Stalder (a destra), uno dei relatori al Consiglio degli Stati, segue insieme agli altri senatori il dibattito sull'aborto Keystone

La lunga saga dell'aborto in Svizzera ha vissuto un nuovo forse decisivo capitolo alla camera alta del parlamento. I senatori hanno eliminato un'importante divergenza che ancora sussisteva con i loro colleghi del Consiglio nazionale: la donna che vuole abortire non sarà obbligata a rivolgersi dapprima a un centro di consulenza.

Questo dossier si trascina ormai da decenni e oggi, secondo il senatore Dick Marty, relatore della commissione, la Svizzera si trova in una situazione scandalosa e ipocrita in materia di aborto. Diversi senatori conservatori, tra i quali il popolare democratico ticinese Filippo Lombardi, hanno comunque cercato fino all’ultimo di bloccare l’iter di questa iniziativa parlamentare inoltrata nel 1993. In particolare volevano che la donna fosse obbligata a ricorrere a un centro di consulenza prima di decidere se abortire. La Camera alta non ha voluto saperne e ha chiuso il capitolo con 24 voti contro 19.

L’argomento ritorna ora al Consiglio nazionale, che la settimana prossima dovrà provvedere ad eliminare le ultime divergenze minori. È probabile che la camera bassa cercherà di concludere definitivamente questo dibattito sofferto. Il punto centrale di questa nuova legge sarà dunque la legalizzazione dell’aborto durante le prime dodici settimane di gestazione. La donna dovrà dimostrare uno stato di angustia e la sua assistenza avverrà tramite un medico di fiducia, senza l’imposizione di una consulenza obbligatoria.

Se fra qualche giorno il dibattito alle camere potrà quasi certamente dirsi concluso, la discussione non fa che cominciare fuori dal parlamento, perché gli sconfitti di oggi potrebbero attaccare la nuova legge con il referendum. Referendum già sicuro inoltre da parte delle organizzazioni estremiste che da sempre lottano contro la liberalizzazione dell’aborto.

Durante il dibattito alla camera alta c’è stata un ultimo scambio di argomenti sul fondo della questione, con motivazioni che preannunciano la lotta senza esclusione di colpi per il referendum. Dick Marty ha ricordato che ci sono soltanto due attitudini coerenti in questo campo: vietare completamente o affidare l’intera responsabilità alla donna. Per il relatore della commissione è chiaro che “la minaccia della prigione non è uno strumento adeguato per affrontare il dramma dell’aborto.”

Per il senatore democristiano di Uri Hansruedi Stadler, la consulenza obbligatoria avrebbe dovuto “contribuire a togliere pressione alla donna e a creare le prospettive per il futuro, consentendo anche di seguirla dopo l’aborto.” Per Filippo Lombardi, “lo Stato non deve scomparire e dimissionare dalla sua responsabilità di garante della vita.”

Dick Marty ha allora citato l”insegnante di etica cattolica all’Università di Friborgo Alberto Bondolfi: “L’istanza la meno arbitraria per prendere la decisione di procedere a un aborto resta la donna”. Parole che hanno avuto il loro impatto, nonostante un intervento della consigliera federale Ruth Metzler (democristiana) per ricordare che il governo appoggia la soluzione della minoranza per una consulenza obbligatoria.

Mariano Masserini, Lugano

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