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Nuove accuse dal Sud Africa contro le banche e le industrie svizzere

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Pesanti accuse contro le banche e le industrie svizzere sono state lanciate da "Jubilee 2000", un'alleanza che conta migliaia d'ONG e di Chiese cristiane quali membri. In una conferenza stampa tenutasi a Friborgo nei giorni scorsi, il segretario per la giustizia economica della conferenza dei vescovi cattolici sud africani, Neville Gabriel, ha denunciato queste istituzioni economiche d'aver sostenuto il regime dell'apartheid.

“Approfittavano di questo sistema repressivo che obbligava le vittime ai lavori nelle miniere e nelle industrie per sopravvivere. Oggi rivogliamo questi profitti estorti con la repressione” ha dichiarato Neville Gabriel.

Lo stato attuale delle indagini permette di fare con sicurezza solo due nomi, quello di UBS e di Crédit Suisse. Gabriel, contattato da swissinfo, ha specificato che l’organizzazione Jubilee 2000 si sta occupando di questa faccenda, legata strettamente al tema del debito costituito durante il regime razzista, dal 1998. Le ricerche, non ancora concluse, sono effettuate in collaborazione con delle ONG svizzere e tedesche.

Il dossier fin’ora costruito è considerato “solido” dai legali di “Jubilee 2000”. La possibilità di un’azione legale è presa in seria considerazione ma per ora il portavoce non vuole commentare ulteriormente quest’aspetto. In merito afferma solo che la giurisdizione chiamata a decidere potrebbe essere quella svizzera, sud africana o statunitense. Queste informazioni saranno rese pubbliche solamente verso l’inizio di settembre.

La riparazione possibile, chiesta non solo alle ditte svizzere, “non può essere altro che simbolica” dice Gabriel e “potrebbe ammontare a 25,6 miliardi di dollari”. Cifra che corrisponde al debito del Sud Africa nei suoi ultimi giorni di regime d’apartheid alla fine del 1993. Secondo Gabriel però “la ricostruzione della verità è il punto essenziale di quest’impresa”.

Nell’occhio del ciclone di “Jubilee 2000” anche compagnie tedesche, inglesi e americane. Il ruolo delle banche sud africane durante quegli anni è invece una faccenda locale di cui si sta ancora occupando la “Commissione Verità e Riconciliazione” (TRC) presieduta dall’arcivescovo, premio nobel per la pace, Desmond Tutu.

La confederazione aveva stanziato nel 1997 un credito di 500.000 franchi a favore di questa commissione incaricata di far luce sui crimini dell’apartheid.

Le banche svizzere respingono questi addebiti affermando che tra gli averi concessi e il regime segregazionista non vi era nessun legame. L’ABS, associazione delle banche svizzere, sostiene che questi crediti avrebbero invece “contribuito alla modernizzazione dell’economia e delle infrastrutture ciò che ha permesso un aumento dello standard di vita”. Le banche rilevano inoltre che si erano allora perfettamente adeguate alle posizioni del governo svizzero. Quest’ultimo non si era mai associato alle sanzioni contro il governo di Pretoria.

“Jubilee 2000” ha ripetutamente invitato le banche e l’industria a degli incontri pubblici, ma entrambi hanno sempre rifiutato questa forma di discussione. Per la coalizione è invece indispensabile mantenere pubblico il fatto, come ha fatto la TRC, poiché la sua portata è profondamente collettiva.

Un ulteriore punto di discordia tra i due fronti è la negazione da parte elvetica d’accedere ai propri archivi. Le industrie, per il momento, non hanno commentato quest’ultimi sviluppi.


Sonia Salmina, Cape Town

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