OSAR preoccupata per l’inasprimento del diritto d’asilo
L'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR) è preoccupata per l'inasprimento del diritto d'asilo. In occasione dei 50 anni della Convenzione dell'ONU sui rifugiati, ha chiesto una procedura d'asilo corretta e la naturalizzazione agevolata per i profughi che vivono da anni in Svizzera.
Adottata il 28 luglio 1951, la Convenzione sui rifugiati ha permesso ad innumerevoli persone in fuga di ricominciare una nuova vita, ricorda l’OSAR. Senza l’impegno attivo della società però questo testo rimane lettera morta.
La popolazione svizzera – sottolinea l’organizzazione – si è mostrata pronta a più riprese: per profughi provenienti da Ungheria (1956), Tibet (1962), Cecoslovacchia (1968), Cile (1973), Indocina (1975), Polonia (1982), Sri Lanka (1983), Bosnia (1991) e Kosovo (1999).
L’OSAR critica l’ipocrisia della nuova regolamentazione riguardante il transito in Paesi terzi, come previsto nella revisione della legge sull’asilo. In questo modo – afferma – solo le persone che non rivelano il percorso fatto per arrivare in Svizzera potranno avviare una procedura d’asilo.
Inoltre l’accesso ad un aiuto giuridico non è garantito nei centri di accoglienza. Il termine per inoltrare ricorso dovrebbe essere portato da 24 ore a dieci giorni al minimo. L’OSAR chiede, inoltre, che la Svizzera conceda il diritto d’asilo alle vittime di persecuzioni non di stato e faciliti la naturalizzazione per i rifugiati che abitano da oltre cinque anni nel nostro Paese.
Per l’OSAR il 50º anniversario della Convenzione dell’ONU non è una ragione per festeggiare poiché, ricorda, attualmente nel mondo 22 milioni di persone sono poste sotto la protezione dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e altri 20 milioni sono in fuga.
swissinfo e agenzie
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