Pesante sconfitta per gli europeisti; anche i romandi affossano “Sì all’Europa!”
Il risultato indica una chiarissima bocciatura dell'iniziativa, con il 76,6 percento di voti contrari. Gli iniziativisti si erano fissati come obiettivo il 40 percento dei consensi per fare pressione sul governo e accelerare il processo d'integrazione. Il pessimo risultato potrebbe dunque ritorcersi contro di loro.
Le diverse regioni del paese hanno votato in modo compatto contro l’iniziativa, anche se in Romandia la percentuale di no è inferiore a quella registrata nella Svizzera tedesca e in Ticino (84,1%). Questa volta non si può dunque parlare di un fossato netto tra la Svizzera latina e quella tedesca. Le percentuali di no vanno dal 93,2 di Appenzello al 51,2 di Neuchâtel.
Il consigliere nazionale radicale Marc Suter, che ha guidato la campagna per l’iniziativa, ha ammesso che si tratta di una grave sconfitta degli europeisti. Per il Nuovo movimento europeo, di cui Suter è presidente, la bocciatura massiccia è il risultato “di un’alleanza contro natura fra il governo e l’Associazione per una Svizzera neutra e indipendente (ASNI)”. Secondo Suter, ora il governo deve prendersi le sue responsabilità e rispettare la parola data secondo cui il suo obiettivo strategico rimane l’adesione. Il Consiglio federale, a suo parere, non può rimanere inattivo.
«È una domenica per emigrare», ha commentato alla TV svizzero tedesca Ruedi Baumann, presidente dei Verdi, che di recente ha annunciato l’intenzione di trasferirsi in Francia. Per noi, ha detto Baumann, è stata «una sconfitta brutale». Ma è importante che «la discussione ci sia stata». Secondo Baumann, l’elettore svizzero ha seguito le raccomandazioni del Consiglio federale: «Europa sì, ma non subito». Si è così mancata un’occasione per influenzare dall’interno le strutture europee.
Il rifiuto dell’iniziativa «Sì all’Europa» ha confermato, secondo l’Unione democratica di centro, la bontà della posizione del partito centrista nei riguardi dell’Unione europea. Il no è una chiara sconfitta per la posizione ambigua assunta nei confronti di Bruxelles dagli altri partiti di governo, che si fanno così sonoramente tirare le orecchie scrive in una nota il partito di Christoph Blocher, nemico dichiarato dell’Ue.
Per il deputato Hans Fehr, figura di spicco dell’ASNI e membro dell’UDC, il risultato conferma che il popolo elvetico “vuole restare libero e indipendente”. Sullo slancio di questo risultato, l’ASNI intende combattere la prossima revisione della legge militare, che comporterebbe l’impegno di soldati svizzeri in operazioni di pace all’estero, in votazione il prossimo 10 giugno. Opposizione netta, sottolinea Fehr, anche per l’adesione svizzera all’ONU, sulla quale si potrebbe votare l’anno prossimo.
Il governo, che aveva invitato a respingere l’iniziativa, afferma in un comunicato che il no popolare non equivale al rifiuto di una futura adesione della Svizzera all’Ue. Per il cancelliere della Confederazione Achille Casanova, la decisione del popolo ribadisce che la competenza in materia di politica estera spetta al Consiglio federale. Diversi analisti leggono il risultato come una dimostrazione di fiducia del popolo nella linea seguita dal governo.
Da Bruxelles, un portavoce ha indicato che l’Ue rispetta la scelta popolare e constata che gli svizzeri preferiscono rinviare a più tardi una decisione sull’adesione del loro paese.
Ricordiamo che l’adesione all’Unione europea è da nove anni un obiettivo strategico del governo svizzero, ma visti i venti contrari la richiesta formale inoltrata a Bruxelles è stata congelata. Per il Consiglio federale, l’iniziativa “Sì all’Europa!” intaccava le prerogative del governo per quanto riguarda la politica estera, prerogative che sono ancorate nella Costituzione.
La decisione di lanciare l’iniziativa “Sì all’Europa!” risale all’indomani del 6 dicembre 1992, quando il popolo svizzero rifiutò di entrare a far parte dello Spazio economico europeo, suscitando grande delusione soprattutto fra i giovani. L’iniziativa era stata inoltrata ufficialmente il 30 luglio 1995.·
In questi anni, la Svizzera ha condotto in porto i lunghi e laboriosi negoziati bilaterali con Bruxelles, il cui risultato -sette accordi settoriali- il 21 maggio 2000 è stato approvato a larga maggioranza in votazione popolare. ··
L’iniziativa “Sì all’Europa!” chiedeva l’avvio immediato di negoziati di adesione della Svizzera all’Unione europea. È però giunta in un momento in cui la questione dell’adesione non entusiasma i politici, che sentono la loro base più che mai esitante, tanto più che è ancora troppo presto per valutare gli effetti degli accordi bilaterali.
Molti politici avevano d’altronde visto nell’approvazione di questi accordi un capolinea della politica d’integrazione della Svizzera e non certo un primo passo verso nuovi orizzonti europei, come invece speravano proprio i promotori dell’iniziativa su cui ci apprestiamo a votare.
Mariano Masserini
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