Piccola e grande diplomazia
"Rivestimenti dorati e quinte", questo il titolo misterioso del libro di memorie apparso recentemente in francese. L'autore è l'ex-segretario di stato Edouard Brunner.
Sulla copertina, la foto del diplomatico emerito assomiglia a quella di un divo di Hoolywood. Ma l’autore precisa che è stato l’editore a scegliere la foto. Anzi, l’immagine è anche stata ritoccata, togliendo il fumo del sigaro: “È per questo che ho gli occhi semichiusi” precisa l’autore.
Si tratta di una selezione, piuttosto che di una vera autobiografia. Le 180 pagine evocano alcuni grandi momenti della vita diplomatica elvetica, dagli ultimi anni Cinquanta alla fine della Guerra fredda. Era l’epoca dei “buoni servizi” prestati dalla Svizzera nel contesto internazionale.
E la lista dei successi è lusinghiera per un paese così piccolo. “Le dimensioni di un paese sono elastiche”, precisa Brunner. “La Svizzera è piccola di taglia, ma sul piano internazionale, sul piano finanziario e sul piano economico è un grande paese”.
Lo spirito di Helsinki
Quale esempio per l’impegno della signora Elvezia, l’ex-segretario di stato elenca il ruolo avuto nel processo di Helsinki, all’inizio degli anni Settanta, dove la Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa ha aperto la prima breccia verso il blocco sovietico.
A questo episodio più noto se ne aggiungono numerosi altri, a volte bizzarri. Come durante la crisi dei missili a Cuba. La Svizzera era, come oggi, rappresentante degli interessi americani sull’isola e l’allora ambasciatore a Washington, Edouard Brunner, ricevette una lettera da rimettere all’omologo, residente all’Avana.
La missiva annunciava al governo rivoluzionario che l’aviazione americana avrebbe sorvolato il territorio cubano per fotografare le basi russe. Lo stato maggiore di Fidel Castro non doveva pensare ad un attacco, per evitare lo scoppio di una terza guerra mondiale. Il messaggio è passato.
Manovra mancata
Al tramonto dell’Unione sovietica, Edouard Brunner stava per lasciare il suo posto di segretario di stato. Tornava ad essere ambasciatore a Washington, per poi assume un incarico come inviato speciale delle Nazioni Unite in Medio Oriente. E il mondo cambia inesorabilmente.
Vent’anni dopo, il diplomatico ormai pensionato è ancora convinto che il suo paese non ha saputo dare una svolta al negoziato. “Avremmo dovuto chiederci quale ruolo avrebbe potuto avere la Svizzera nel dopo-Guerra fredda”, dice con rammarico.
“Oggi le guerre non si fanno più fra stati, ma piuttosto fra etnie. E la Svizzera, con la sua esperienza di convivenza pacifica, ha molto da proporre a regioni come l’ex-Iugoslavia. Quello che noi facciamo è buono, ma possiamo fare ancora di più e dobbiamo anche inserire una prospettiva a lungo termine”.
Sono molti gli operatori internazionali ancora attivi nei Balcani, ma per Brunner è chiaro che se questi abbandonassero troppo in fretta il loro lavoro, la guerra non tarderebbe a riaccendersi.
Sono finiti comunque i tempi in cui la Svizzera poteva offrire un terreno neutro per gli incontri tra i grandi. Il summit fra Reagan e Gorbaciov del 1985 o l’incontro dell’ultima ora, prima dello scoppio della Guerra del Golfo, appartengono ormai alla storia gloriosa della diplomazia elvetica.
Esempio recente: Meno di un mese fa, Ginevra si è fatta soffiare la conferenza sull’Afghanistan da Bonn. Una cosa che non sorprende la vecchia volpe della diplomazia: “Non è che un esempio. Oggi tutti sono neutri verso tutti. Nel conflitto afgano, la Germania è neutrale come la Svizzera, ma lei fa di più per il paese martoriato dalla guerra”.
Poker americano
Ma la neutralità non è uguale a debolezza. Edouard Brunner si sforza di dimostrarlo sul filo delle sue pagine che descrivono una Svizzera impegnata, attiva e protesa “certamente nella maggior parte dei casi” verso occidente.
Un esempio ancora: l’episodio del Fondo monetario internazionale. Nel 1992 la Svizzera entra a far parte del Consiglio delle Organizzazioni di Bretton Woods, forzando gli Stati Uniti a cambiare posizione all’ultimo minuto. Edouard Brunner utilizza un espediente, collegando all’elezione all’acquisto degli aeroplani da combattimento FA-18, per il quale Il ministro delle finanze non ha ancora firmato l’assegno. E la cosa funziona.
“Negli Stati Uniti è normale tirare fuori il proprio asso dalla manica così”, spiega il diplomatico. Nella loro logica il bluff è legittimo. Ce ne hanno poi giocato un altro bel colpo, qualche anno dopo, con i fondi in giacenza”.
Secondo Brunner, in questa vicenda alla Svizzera è mancato un negoziatore capace di far fronte alle maniere forti degli americani. E soprattutto all’ex-funzionario dispiace che il Consiglio federale abbia lasciato gestire la faccenda alle banche: “È una sorta di dimissione dello stato, come nell’affare Swissair”.
E anche se è ben lungi da criticare, in modo molto diplomatico, anche un solo esponente del Palazzo che l’ha nutrito, aggiunge almeno che ai suoi tempi, “c’era almeno il primato dello Stato”.
Marc-André Miserez
Edouard Brunner, “Lambris dorés et coulisses, souvenir d’un diplomate”, Georg éditeur, Ginevra
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.