Plebiscito per il freno all’indebitamento
La proposta del governo di controllare le spese dello Stato tramite un modello matematico dotato di una certa flessibilità passa con un ottimo risultato.
La proposta del Consiglio federale è stata praticamente plebiscitata, con una percentuale di consensi dell’84,7, contro il 15,3% di voti contrari. I maggiori consensi si sono avuti nel cantone di Nidwaldo, con l’89,6 %. Tra i “meno entusiasti” Il Ticino (74,7%), Ginevra (74,8) e Giura (74,8).
Il comitato borghese si rallegra dell’approvazione chiara, in tutta la Svizzera, del decreto federale. Si tratta di uno strumento di politica economica anticiclica indispensabile per il benessere delle generazioni future.
Per la portavoce del Partito radicale democratico Barbara Perriard, il freno all’indebitamento supera le alleanze partigiane opportunistiche per privilegiare invece una politica finanziaria responsabile. Il voto di domenica dimostra che i cittadini vogliono garantire l’equilibrio del bilancio della Confederazione.
Per la capostampa del Partito popolare democratico Beatrice Werli, la chiarezza del risultato è anche dovuta alla reazione emotiva dell’affare Swissair. “La gente ha l’impressione che questo strumento di controllo sarà utile in caso di crisi di questa ampiezza.”
Per il partito socialista, che ha combattuto il freno, “il risultato è sconfortante ma anche logico.” Per la presidente Christiane Brunner, non è stato possibile fare capire alla popolazione gli effetti perversi di questo controllo del parlamento.
“Lo stato deve risparmiare di più e spendere meno”, ha dal canto suo detto l’Unione democratica di centro. Soddisfatto del risutato, il portavoce Yves Bichsel ha detto che misure restrittive supplementari si impongono per ridurre il disavanzo di oltre 100 miliardi dello stato.
Gli obbiettivi del decreto federale
Quando le casse dello Stato sono piene, il parlamento riesce difficilmente a frenare il suo appetito finanziario, come si è visto negli anni ’80. La conseguenza di questa “generosità” è un debito pubblico di oltre 100 miliardi di franchi, che costa 4 miliardi di interessi ogni anno.
Questo freno, che entrerà in vigore nel 2003, intende raggiungere l’equilibrio di bilancio sull’arco di un ciclo congiunturale. Esso non mira a pagare i debiti della Confederazione, ma vuole evitare che la situazione peggiori ancora.
L’importo massimo delle future spese è stato collegato con il totale delle entrate, ma è pure stato previsto un correttivo che tiene conto della situazione congiunturale. Ci saranno sanzioni in caso di violazione delle regole, ma il meccanismo terrà in considerazione le esigenze politiche e congiunturali.
Per tenere in considerazione eventi straordinari, come forti recessioni, guerre, o catastrofi naturali, sono previste eccezioni alla regola, che possono però entrare in vigore soltanto con il consenso della maggioranza qualificata in entrambe le camere del parlamento.
Le disposizioni hanno trovato l’appoggio dei partiti del centro-destra. Essi vedono in questo freno lo strumento adatto per condurre una politica finanziaria anticiclica e ne apprezzano la flessibilità in caso di emergenza.
Socialisti e verdi hanno combattuto il freno. Per loro, l’aritmetica non può sostituire la politica e questo freno limita pericolosamente le competenze del parlamento; il suo vero obiettivo -dicono- è la riduzione delle spese pubbliche e l’annullamento dei meccanismi di ridistribuzione della ricchezza.
Mariano Masserini
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