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Politica di disarmo: per la Svizzera, fuori dall’ONU, ci sono dei limiti

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Nel 2023 si sono celebrati i 75 anni dei caschi blu dell'ONU. Anche la Svizzera partecipa alle missioni con questi osservatori militari non armati. Keystone

Il controllo degli armamenti e il disarmo sono priorità della politica estera e di sicurezza della Confederazione. Berna già da anni si impegna in questo settore, ma le sue possibilità d'azione sono limitate, per il fatto di non essere membro dell'ONU.

Ad affermarlo è il Consiglio federale in un rapporto presentato mercoledì. Con questo documento, che fa seguito a un postulato socialista del 1998, il governo fornisce per la prima volta una visione completa delle condizioni di base, degli obiettivi e degli strumenti della politica di disarmo elvetica.

L’obiettivo primario della Confederazione è di raggiungere la sicurezza e la stabilità a livello internazionale riducendo il più possibile gli armamenti. La Svizzera ha quindi aderito a tutti i trattati multilaterali sul disarmo che le sono accessibili e partecipa a tutti gli accordi per la non proliferazione delle armi di distruzione di massa.

Le numerose attività intraprese – afferma il Consiglio federale- vanno oltre l’obiettivo del mantenimento e della promozione della sicurezza e della pace. L’eliminazione delle mine antiuomo, ad esempio, contribuisce a ridurre le disuguagliante sociali e pure l’impegno a favore dell’eliminazione delle armi chimiche è un contributo alla protezione della basi naturali della vita.

Il potenziale elvetico è comunque lungi dall’essere esaurito, afferma il rapporto. Il maggiore limite risiede nel fatto che la Svizzera non è membro delle Nazioni Unite. Molti aspetti importanti sono oggetto di risoluzioni dell’Assemblea generale dell’ONU e la Confederazione risulta svantaggiata in partenza visto che non può presentare proposte e non dispone del diritto di voto.

swissinfo e agenzie

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