Probabile doppio no all’Europa dal Consiglio degli Stati
La maggioranza dei senatori è contraria sia all'iniziativa popolare "Sì all'Europa" sia al controprogetto del Nazionale.
Dopo aver animato la settimana scorsa un dibattito fiume al Consiglio nazionale, la questione europea (ovvero l’iniziativa popolare “Sì all’Europa” e il relativo controprogetto) è giunta oggi nell’altro ramo del parlamento.
Interrotta a metà, a causa di impegni diplomatici del ministro degli esteri Joseph Deiss, la discussione al Consiglio degli Stati sembra tuttavia destinata a sfociare in un voto che confermerà la posizione della commissione: no all’iniziativa che chiede la ripresa immediata di trattative d’adesione con l’UE, e, a differenza del Nazionale, no anche a qualsiasi proposta alternativa (che sia del Nazionale o del Consiglio federale) che dichiari nero su bianco l’adesione quale obiettivo strategico della politica d’integrazione della Svizzera.
Prima di compiere un passo verso l’Europa, occorre mettere in pratica gli accordi bilaterali con l’Unione europea e fare esperienza con le nuove regole, ha spiegato Bruno Frick, relatore della commissione.
L’iniziativa giungerebbe perciò in un momento sbagliato e per di più toglierebbe al governo la competenza di decidere il momento giusto per riprendere i contatti con Bruxelles. Ma per il democristiano svittese anche una proposta alternativa che contenesse una dichiarazione d’intenti senza vincoli temporali sarebbe fuori luogo.
Fissando come obiettivo l’adesione all’UE ed escludendo la via bilaterale o la negoziazione di un nuovo Spazio economico, il controprogetto restringerebbe lo spazio di manovra in materia di integrazione. A detta di Frick un doppio no ai due progetti, dopo l’approvazione popolare dei bilaterali, non significherebbe quindi in alcun modo una chiusura verso l’Europa.
Completamente diversa l’interpretazione del suo collega di partito Anton Cottier, relatore di una minoranza della commissione, sulla necessità del controprogetto. Quest’ultimo non farebbe altro che ribadire la politica d’integrazione del Consiglio federale e avrebbe inoltre il vantaggio di segnalare ai promotori dell’iniziativa che, pur rifiutando il trasferimento di competenze, il parlamento condivide le loro aspirazioni.
I promotori potrebbero così ritirare la loro richiesta salvando la faccia. Una bocciatura dell’iniziativa in votazione popolare senza che venga adottato un controprogetto sarebbe percepita negativamente dall’Europa, ha rilevato il senatore democristiano.
In vista della votazione, i giochi sembrano però fatti. I favorevoli all’iniziativa e, nella peggiore delle ipotesi sostenitori convinti del controprogetto, sono rappresentati solo dai 6 socialisti. UDC e, con un paio di eccezioni, liberali-radicali sono invece per un doppio no.
Divisi dal Röstigraben invece i senatori democristiani, con i rappresentanti romandi propensi a sottolineare l’obiettivo dell’adesione e la maggioranza svizzerotedesca allineata con il resto della destra – una maggioranza che non solo rischia di mettere in imbarazzo il proprio ministro degli esteri, ma anche di sconfessare quel controprogetto messo a punto proprio dal gruppo parlamentare PPD e approvato dal Nazionale.
Luca Hoderas
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