Quale protezione delle Alpi a sud?
Il senato ha ratificato senza entusiasmo tre dei nove protocolli della Convenzione della Alpi. Una ratifica parziale che dovrà essere confermata dalla Camera bassa.
Questa reticenza è dettata dalle paure degli ambienti economici. Paure infondate, secondo il governo. Paure però molto presenti anche a sud dell’arco alpino.
“Se approvati, i nove protocolli della Convenzione delle Alpi comprometterebbero seriamente l’indipendenza del nostro Cantone e il suo margine di manovra a livello politico, come pure l’economia cantonale.” Quest’affermazione, contenuta in un’interrogazione parlamentare di Edo Bobbià e Sandro Lombardi, deputati in Gran Consiglio ticinese, la dice lunga sullo scetticismo che regna in alcuni ambienti economici sulla Convenzione delle Alpi.
Edo Bobbià e Sandro Lombardi sono, rispettivamente, segretario della sezione ticinese della Società svizzera di impresari costruttori e direttore dell’Associazione delle industrie ticinesi.
Ma vi è anche la paura che gli altri Stati alpini non facciano la loro parte. “Noi possiamo anche mettere tutto il Ticino sotto tutela, ma se non si verifica nessun intervento a Como, Varese o Milano, l’esercizio è puramente declamatorio, se non addirittura autocastratorio”, ha dichiarato il consigliere agli Stati ticinese Filippo Lombardi in occasione del primo dibattito parlamentare sul tema, nel marzo 2003 a Berna.
Paure infondate
Tali critiche permettono di capire come mai il Parlamento svizzero, contrariamente ai legislativi degli altri Paesi alpini, non abbia ancora ratificato i nove protocolli della Convenzione.
Martedì 15 giugno 2004 il Consiglio degli Stati ha accettato, ma con importanti riserve, tre protocolli: pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile, difesa del suolo e trasporti. La ratifica sarà effettiva solo se anche il Consiglio nazionale, la seconda Camera, si esprimerà a favore.
Secondo il Consiglio federale tali paure sono infondate. “Vogliamo promuovere lo sviluppo sostenibile delle regioni di montagna. Ciò non significa mettere lo spazio alpino in una sfera di cristallo bensì salvaguardarlo per le persone che ci abitano e che vogliono continuare ad abitarci”, ha detto il ministro Moritz Leuenberger.
Anche il Governo ticinese ritiene che la Convenzione delle Alpi rappresenti un’opportunità e non un ostacolo allo sviluppo. “La ratifica dei protocolli può rivestire particolare importanza, anche per il Cantone Ticino, a sostegno del riconoscimento europeo della specificità del territorio alpino come pure della diversità delle popolazioni che lo abitano”, leggiamo nella risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione di Bobbià e Lombardi.
Lugano, la “capitale delle Alpi” mancata
L’atteggiamento titubante e circospetto del Parlamento riguardo alla Convenzione delle Alpi rischia di rilevarsi controproducente per la Svizzera. Ciò si è verificato, ad esempio, alla conferenza dei ministri dell’ambiente dei Paesi alpini, tenutasi a Merano nel novembre 2002, quando Lugano è stata scartata quale candidata svizzera per la sede del Segretariato permanente della Convenzione delle Alpi. Secondo i diplomatici elvetici coinvolti nelle trattative, le chances di Lugano erano ottime e la città era a uno soffio dal diventare la “capitale delle Alpi”.
Ma una settimana prima della conferenza di Merano la Commissione dell’ambiente del Consiglio degli Stati aveva deciso all’unanimità la non entrata in materia sulla ratifica dei protocolli. Tale decisione ha tolto alla Svizzera quei pochi ma preziosi voti necessari per far passare la candidatura di Lugano.
“Non c’è dubbio che non abbiamo ottenuto il Segretariato a causa di quella decisione della Commissione”, ha dichiarato successivamente davanti al Consiglio degli Stati Moritz Leuenberger, il rappresentante svizzero alla conferenza di Merano. Così i ministri dei Paesi alpini hanno preferito la candidatura austriaca di Innsbruck e hanno pure deciso di creare una filiale del Segretariato a Bolzano, nell’Alto Adige.
swissinfo, Nenad Stojanovic, Lugano
Gli 8 Paesi firmatari della Convenzione delle Alpi: Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Monaco, Slovenia e Svizzera.
Negli ambienti economici ticinesi regna lo scetticismo sulla Convenzione delle Alpi. Si temono effetti negativi sull’economia locale.
Ma sia il Governo federale che quello cantonale ritengono che la ratifica dei nove protocolli della Convenzione rappresenti un’opportunità e non un ostacolo allo sviluppo sostenibile delle regioni di montagna.
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