Rischio di corruzione, la Svizzera controlla a sufficienza i suoi consoli onorari?
Rappresentano la Svizzera e sono ben radicati nei contesti locali. Proprio questa vicinanza, però, espone le console e i consoli onorari al rischio di conflitti d’interesse. E mentre la Confederazione punta ad ampliare la rete dei consolati onorari, il controllo sui loro legami d’interesse resta immutato — e sorprendentemente poco rigoroso.
La Svizzera conta oltre 200 consolati onorari nel mondo. Le console e i consoli onorari, che operano a titolo volontario, sono figure profondamente radicate nei territori in cui vivono: conoscono le dinamiche locali, hanno reti consolidate e rappresentano la Confederazione anche in aree dove non esiste un’ambasciata o un consolato generale.
È proprio questa vicinanza alla realtà economica e politica locale a rendere il loro ruolo prezioso per la Svizzera, ma al tempo stesso delicato. Chi è parte integrante delle élite locali — spesso in regioni lontane e difficili da raggiungere — può infatti trovarsi in situazioni in cui interessi privati, professionali o politici rischiano di sovrapporsi, o addirittura entrare in conflitto, con le priorità della politica estera svizzera.
In un rapporto presentato nel novembre 2025, la Commissione della gestione del Consiglio degli Stati ha chiesto una verifica più sistematica dei legami d’interesse delle persone che ricoprono l’incarico di console onorario. Nella sua rispostaCollegamento esterno, il Consiglio federale si dice d’accordo con la raccomandazione. Tuttavia. la sostanza non cambia: il controllo si basa ancora in larga misura sulla fiducia.
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) indica diversi ambiti sensibili. I rischi possono derivare da partecipazioni economiche in settori ad alto rischio di corruzione, da funzioni in partiti politici o da impegni in organizzazioni le cui finalità potrebbero essere in contrasto con gli interessi della politica estera svizzera.
Le console e i consoli onorari rappresentano ufficialmente la Svizzera. Dal 2008 dispongono però di poche competenze consolari e oggi i loro compiti sono per lo più rappresentativi.
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Autodichiarazione come strumento centrale
Attualmente chi si candida per l’incarico deve dichiarare apertamente i propri legami privati e professionali.
Secondo la presa di posizione del Consiglio federale, d’ora in avanti tali legami verranno registrati sistematicamente non solo al momento della nomina ma pure ad ogni rinnovo quadriennale del mandato. Il rilevamento delle relazioni d’interesse verrà integrato nel documento esistente, la scheda personale consoli onorari. Il Segretariato generale del DFAE precisa che il documento è attualmente in fase di revisione.
Il DFAE sottolinea che attività private e professionali, così come eventuali incarichi presso lo Stato ospitante o presso un Paese terzo, vengono già oggi controllati in modo approfondito durante la procedura di selezione.
Rimane però un punto interrogativo: è sufficiente basare la valutazione dell’idoneità su un’autodichiarazione? Alla fine, il fatto che eventuali conflitti di interesse vengano davvero dichiarati dipende unicamente dalla fiducia.
Il DFAE precisa che “oltre all’autodichiarazione, anche in futuro le rappresentanze competenti svolgeranno verifiche nel contesto locale dei candidati”. Le persone nominate devono inoltre comunicare immediatamente qualsiasi cambiamento dei loro legami d’interesse. L’autodichiarazione rimane dunque lo strumento centrale per valutare i conflitti di interesse.
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Più competenze, più rischi?
Parallelamente, il Consiglio federale intende rafforzare il ruolo dei consolati onorari. Nella Strategia consolare 2026–2029Collegamento esterno è previsto l’ampliamento delle loro funzioni in determinate regioni.
La strategia sottolinea l’importanza della loro ampia rete, che sostiene la Confederazione a titolo volontario: “In alcune aree dove la rete professionale è poco capillare e le richieste di assistenza sono ricorrenti, l’adeguamento mirato dei loro compiti consentirebbe di accrescere l’efficienza e la tempestività dell’azione consolare”.
Un rafforzamento che, però, complica ulteriormente il quadro: più responsabilità significano anche un aumento del rischio di conflitti d’interesse. Finora il ruolo dei consoli onorari era principalmente rappresentativo, ma in futuro potrebbe diventare più operativo — dall’assistenza in situazioni di crisi alla collaborazione diretta con le autorità locali.
Resta così irrisolta la sfida strutturale di fondo: quella stessa integrazione nelle realtà locali che rende preziosi i consoli onorari continua a rappresentare, al tempo stesso, una potenziale vulnerabilità.
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Regole più chiare per apertura e chiusura dei consolati
La Commissione della gestione del Consiglio degli Stati aveva raccomandato al Consiglio federale di definire linee guida vincolanti per l’apertura, il mantenimento e la chiusura dei consolati onorari, nonché per la revoca dei mandati. Queste direttive sono ora state definite e integrate nella Strategia consolare 2026–2029.
In futuro le ambasciate dovranno valutare con regolarità l’effettiva utilità di ogni consolato onorario: dall’accesso facilitato alle autorità locali alla raccolta di informazioni, fino al sostegno alle imprese svizzere o alla comunità elvetica all’estero.
L’obiettivo è evitare che un consolato sopravviva solo per tradizione: dovrà invece dimostrare un valore aggiunto concreto per la politica estera svizzera. Allo stesso tempo, il DFAE dispone ora di criteri più chiari per decidere se prorogare — o interrompere — un mandato.
Si tratta quindi di riforme che introducono maggiore coerenza e criteri più chiari. Tuttavia, anche in futuro la Svizzera continuerà a basarsi in larga misura sulla fiducia, sull’autodichiarazione e sulle valutazioni delle rappresentanze locali. Se questo modello funzionerà, lo dirà solo la pratica.
Articolo a cura di Balz Rigendinger
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