Referendum sull’aborto: soluzione di ripiego per i democristiani
Il Partito popolare democratico (PPD) e l'Associazione svizzera per la protezione della vita prima della nascita (GLS) hanno depositato insieme mercoledì alla Cancelleria federale oltre 53'000 firme per il referendum contro la legge sull'aborto approvata nel marzo scorso dal parlamento.
Sin dal 1997 i democristiani svizzeri del PPD avevano respinto l’idea che si potesse autorizzare l’aborto unicamente sulla base del rispetto di termini temporali (la cosiddetta “soluzione dei termini”) dal momento del concepimento.
Nel contempo, il Ppd s’era pronunciato a favore di un “modello di protezione con consulenza obbligatoria”, similmente alla soluzione adottata in Germania.
In seguito, anche il Consiglio federale s’era espresso a favore del modello di protezione del PPD. Le ragioni alla base di tale scelta erano sostanzialmente due: assicurare il diritto di autodeterminazione della donna ad una protezione adeguata della vita del nascituro e garantire una ponderazione rigorosa che corrispondesse al dovere dello stato di proteggere la vita del bambino non ancora nato.
La proposta non ha però trovato la necessaria maggioranza in parlamento, che ha licenziato una legge che costituisce una pura e semplice “soluzione dei termini” (dodici settimane dall’ultima mestruazione, con la consulenza del medico). Nel frattempo, l’Associazione “Sì alla vita” e l'”Aiuto svizzero per madre e bambino”, appoggiati da un comitato cattolico, nonché l’Associazione svizzera per la protezione della vita prima della nascita (Gls), hanno raccolto complessivamente 132’000 firme contro la “soluzione dei termini”.
Il PPD, al contrario, non è riuscito ad andare oltre le 32’000 firme, mentre per il referendum abrogativo ne occorrono almeno 50’000. I democristiani si sono allora alleati con la GLS, che ha raccolto oltre 21’253 firme ed il cui comitato di sostegno è composto da antiabortisti moderati provenienti dai ranghi dell’UDC, del PRD e del PEV (il partito degli evangelici). Le altre due associazioni sono invece composte da antiabortisti attestati su posizioni estremiste, poiché chiedono l’abrogazione della legge in favore di un divieto totale dell’aborto.
Con quest’accordo è dunque riuscito al PPD di trovare una soluzione elegante al suo mancato obiettivo di combattere la “soluzione dei termini” per imporre il suo “modello di protezione”, che non è altro che una sorta di soluzione dei termini annacquata dall’obbligo della consultazione presso un centro specializzato.
Silvano De Pietro
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