Respinta agli Stati l’iniziativa “Per madre e bambino”
Il Consiglio degli Stati non ne vuole sapere di un divieto di fatto all'interruzione di gravidanza. All'unanimità i senatori hanno bocciato l'iniziativa popolare antiabortista "Per madre e bambino", depositata nel del 1999 con 105mila firme.
In poco meno di mezz’ora, gli Stati hanno liquidato, con 35 voti a 0, la proposta, poiché la delicata questione è stata regolamentata dal parlamento attraverso la cosiddetta “soluzione dei termini” durante la sessione speciale a Lugano, una soluzione che prevede la depenalizzazione dell’aborto nelle prime 12 settimane. Il problema è stato discusso durante tre sessioni, ha detto il portavoce della commissione, Dick Marty (PLR/TI), alludendo al lungo e laborioso dibattito che aveva preceduto l’accordo sulla questione tra i due rami del parlamento.
Ma, soprattutto, l’iniziativa popolare è stata rifiutata per le sue disposizioni estremamente restrittive. L’interruzione della gravidanza sarebbe infatti permessa unicamente nel caso in cui la madre si trovasse in grave pericolo di vita. Nemmeno in caso di stupro la donna avrebbe il diritto di abortire. “Questa disposizione è infinitamente più restrittiva non solo rispetto a quella votata a Lugano, ma anche rispetto alla situazione attualmente ancora in vigore”, ha osservato Marty, che ha definito “intollerabile” costringere la donna a continuare una gravidanza frutto di un atto di violenza, e “fondamentalista” la visione del problema da parte dei promotori dell’iniziativa.
Nonostante la “soluzione dei termini” non abbia risolto tutti i problemi, questa iniziativa non costituisce una soluzione, ha riconosciuto il democristiano Hansruedi Stalder. I senatori del PPD, con l’appoggio dei rappresentanti UDC, si erano battuti strenuamente contro la soluzione dei termini, proponendo in alternativa un modello di consulenza obbligatoria preliminare per le donne che intendono abortire. L’obbligo di portare a termine la gravidanza, offrendo comunque la possibilità di dare il figlio in adozione, è una soluzione “cinica”, ha detto la liberale-radicale Erika Forster.
Anche la ministra di giustizia Ruth Metzler ha invitato, a nome del governo, a respingere l’iniziativa. Un motivo esclusivamente medico per l’interruzione della gravidanza si presenta solo in casi rarissimi, ha ricordato la consigliera federale PPD: “La protezione della donna incinta deve fondarsi su una soluzione globale”.
Prima di essere messa in votazione popolare, l’iniziativa deve ora essere trattata dal Nazionale. Oltre che su questa proposta, i cittadini dovranno con ogni probabilità esprimersi contemporaneamente anche sulla soluzione dei termini. Contro questa regolamentazione sia il PPD sia i promotori dell’iniziativa hanno lanciato un referendum.
Luca Hoderas
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