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Democrazia diretta in Svizzera

Riparte dalla Camera alta la nuova legge sul cinema

Qualità e successo di una pellicola saranno i criteri principali degli aiuti federali al cinema svizzero Keystone Archive

Dopo avere creato la sorpresa nel marzo scorso, bocciando la proposta di legge sul cinema, il Consiglio degli Stati ha accolto giovedì una proposta di compromesso, che prevede un intervento meno pronunciato della Confederazione per promuovere la diversità e la qualità della produzione cinematografica svizzera.

Il testo bocciato sostituiva una legge vecchia di 40 anni ed era frutto di lunghe discussioni con gli ambienti interessati. La fronda era stata condotta dal senatore appenzellese democristiano Carlo Schmid. Per lui, la legge era troppo poliziesca e non aveva niente a che vedere con la cultura. I suoi colleghi avevano così deciso di rinviare il testo al Consiglio federale. Nella sessione di giugno, però, il Consiglio nazionale si era rifiutato di seguire la Camera alta, sapendo che nel frattempo era stato raggiunto un compromesso con buone probabilità di essere accettato. Il testo rielaborato è così nuovamente approdato in Senato.

Ma per Carlo Schmid, la nuova versione non è ancora abbastanza liberale. Per lui resta l’interrogativo di fondo: “Vogliamo rispettare la libertà di scelta degli spettatori? O vogliamo imporre loro l’obbligo di vedere film svizzeri con la minaccia di pagare un paio di franchi in più se non sono d’accordo?”

Sulla stessa lunghezza d’onda il radicale democratico argoviese Thomas Pfisterer, che si è chiesto se questa legge permette veramente a tutti i protagonisti del settore di esercitare e sviluppare la propria attività. Pfisterer dubita che le misure previste consentano l’indipendenza dall’estero del mercato del cinema svizzero. Dubita inoltre che esse possano stimolare un’offerta variata e di qualità.

Osservazioni critiche che hanno fatto arrabbiare il socialista giurassiano Pierre-Alain Gentil, autore del rapporto della commissione sul disegno di legge. Gentil non capisce come posizioni del genere possano provenire “proprio da persone che da anni predicano la chiusura nei confronti dell’estero, che evocano la specificità svizzera per impedire al nostro paese di condurre una politica europea.”

Questa volta, i senatori non hanno ascoltato Schmid e hanno seguito le raccomandazioni della commissione con 27 voti contro 3. Il testo passa dunque al Consiglio nazionale per l’approvazione definitiva.

Per la ministra della cultura Ruth Dreifuss, il compromesso raggiunto in questi mesi consente una migliore distinzione tra i compiti che il settore può da solo sbrigare nell’ambito di un’autoregolazione e il ruolo dello Stato, al quale spetta una funzione di arbitro.

Lo scopo della nuova legge è quello di “promuovere la diversità e la qualità dell’offerta cinematografica e della creazione artistica.” Il compromesso raggiunto prevede che i distributori potranno organizzarsi come meglio credono per garantire gli obiettivi della legge. L’Ufficio federale della cultura valuterà periodicamente il rispetto delle disposizioni legali.

Se in una determinata regione l’offerta non risultasse sufficientemente diversificata, l’Ufficio inviterà i distributori e i proprietari di cinema a rispettare le disposizioni. Se ciò non bastasse, la Confederazione potrà decidere di prelevare una tassa massima di due franchi per biglietto in quella regione.

Dal nuovo testo di legge sono state stralciate anche quelle misure di detenzione contenute nella prima versione per le persone colpevoli di infrazioni. Le punizioni previste si limiteranno alla multa, che nei casi di recidiva potrà raggiungere i 100.000 franchi.

Per concludere segnaliamo che oggi l’80% del mercato svizzero del cinema è in mano a società americane. Attualmente, i film americani monopolizzano il 75% delle entrate nei cinematografi del nostro paese. Per il cinema svizzero resta pochissimo spazio a disposizione, se si pensa che i film francesi occupano il 7% del mercato e quelli britannici un altro 5%. Il compito della nuova legge sulla produzione e la cultura cinematografiche si annuncia particolarmente arduo.

Mariano Masserini

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