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Sì dei delegati socialisti all’Onu ed all’esercito professionista

Il presidente della Confederazione ha ricordato cge oggi nessuno vuole più i buoni uffici della Svizzera poiché questo compito è svolto dall'ONU Keystone

Sî unanime dei delegati del partito, riuniti sabato a Winterthur, all'adesione all'Onu ed adozione di un documento per abolire l'esercito di milizia.

Il testo «Politica di pace e di sicurezza della Svizzera all’alba del XXI secolo» prevede di sostituire l’esercito di milizia con uno di professionisti composto di 15.000 volontari e 45.000 riservisti. I soldati professionisti dovrebbero prestare servizio fra i 20 e i 25 anni, poi tornerebbero alla vita civile. Il partito socialista non vuole infatti un esercito di professionisti di carriera.

Il documento è stato combattuto da alcuni delegati ticinesi, che temono che il partito rinunci all’idea dell’abolizione pura e semplice dell’esercito. Per il consigliere nazionale solettese Boris Banga, un esercito di professionisti rischia di diventare uno Stato nello Stato. Il solettese teme che questa «truppa di Rambo» possa essere utilizzata per compiti di polizia. I loro argomenti non sono però riusciti a convincere i compagni di partito. Il documento è stato infatti approvato al termine di una lunga discussione con 153 voti a favore, 18 contrari e 11 astenuti. Fra le proposte del documento anche quella di limitare il budget dell’esercito a 2,5 miliardi di franchi all’anno.

Adesione all’Onu

La decisione in merito all’adesione all’ONU è stata invece presa all’unanimità e senza discussioni. Solo tre delegati romandi si sono astenuti. Il presidente della Confederazione Moritz Leuenberger ha detto che oggi nessuno vuole più i buoni uffici della Svizzera poiché questo compito è svolto dall’ONU.

L’idea di indipendenza totale della Confederazione e la paura del mondo risalgono alla Seconda guerra mondiale e non hanno nulla a che vedere con la tradizione della Svizzera, che ha sempre integrato persone di altre culture. L’egoismo nazionale degli oppositori all’adesione non è compatibile con la solidarietà e la giustizia, ha detto Leuenberger. Gli avvenimenti di questo «autunno nero» hanno reso ancor più necessaria l’adesione all’ONU. Con i soli mezzi militari e politici non è possibile proteggersi dall’odio e dal fanatismo. La convivenza fra le diverse culture è diventata un compito globale al quale nessuno si può sottrarre.

Durata ridotta del lavoro

Per Remo Gysin, consigliere nazionale e promotore dell’iniziativa per l’adesione, i timori legati agli insuccessi dell’ONU sono comprensibili ma non esiste nessun motivo valevole per rimanere in disparte. Attualmente, quanto la comunità internazionale gioca una partita, la Svizzera la osserva dalla tribuna, non ha neppure il ruolo di riserva, ha detto.

I socialisti hanno infine accettato a larga maggioranza anche l’iniziativa popolare «Per una durata ridotta del lavoro», lanciata dall’Unione sindacale svizzera (USS). L’iniziativa prevede di limitare a 36 ore l’orario lavorativo settimanale.

swissinfo e agenzie

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