Scacchiere politico polarizzato
Gli scrutini cantonali della fine settimana hanno confermato il rafforzamento della destra e della sinistra, a scapito del centro.
Una nuova progressione del PS e dell’UDC, nelle elezioni nazionali di ottobre, metterà a dura prova la coalizione governativa federale.
Da alcuni anni, le pedine dello scacchiere politico svizzero si stanno muovendo ad un ritmo poco abituale per una democrazia che si distingueva fortemente per la sua stabilità, esemplare o letargica, a seconda dei punti di vista.
Il centro, sul quale poggiavano gli equilibri da decenni, si sta gradualmente indebolendo sotto la pressione che giunge da destra e da sinistra.
Anche gli ultimi test elettorali prima del rinnovo del parlamento federale – tenuti a Zurigo, Lucerna, Ticino e Appenzello esterno – hanno semplicemente dimostrato l’esistenza di una dinamica ormai costante.
La principale indicazione della fine settimana riguarda infatti il consolidamento delle ambizioni dell’Unione democratica di centro (UDC) e del Partito socialista (PS). Le due grandi forze politiche del centro, il Partito liberale radicale (PLR) e il Partito popolare democratico (PPD), sono costrette ancora una volta a leccarsi le ferite.
Ripercussioni politiche della recessione
Il nuovo periodo di incertezze nazionali e internazionali, dalla guerra all’indebolimento economico, sembra favorire soprattutto il PS e l’UDC. Negli ultimi anni, questi due schieramenti hanno evidenziato un profilo molto più chiaro e riconoscibile rispetto ai due grandi partiti storici del centro.
Il rapido aumento della disoccupazione dovrebbe allargare i sostegni alla politica dei socialisti che, da sempre, si battono per difendere le conquiste sociali contro la maggioranza borghese. Ma anche l’UDC potrebbe trarre ulteriormente vantaggio dalle conseguenze negative della bassa congiuntura attuale.
“Da qualche anno, l’UDC non strappa voti soltanto alle forze del centro, ma anche all’estrema sinistra” rileva il politologo Pascal Sciarini, docente all’Istituto di alti studi di amministrazione pubblica a Losanna. “Puntando su temi come l’immigrazione, i rifugiati, la sicurezza o la recessione, il partito di Blocher riesce a sedurre anche le classi popolari”.
UDC in tutto il paese
Secondo i sondaggi, l’UDC si appresta a vincere le elezioni di ottobre, conquistando il 25 % dei consensi. Una scalata senza precedenti nell’ultimo mezzo secolo: quella che è diventata la prima forza politica nazionale si trovava ancora in quarta posizione nel 1991 e raccoglieva soltanto la metà dei voti attuali.
Il successo del partito di destra è testimoniato dal fatto che l’UDC ottiene ormai sostegni in tutto il paese. Notevole la sua progressione anche nella Svizzera francese, dove finora le posizioni di Blocher e dei suoi seguaci sembravano quasi “antiromande” – basti pensare al loro antieuropeismo viscerale.
“L’UDC che si afferma sempre più nei cantoni romandi non è quella piuttosto agraria o tradizionale che si ritrova soprattutto a Berna o nei Grigioni. È invece proprio l’UDC dura che prende piede nella Svizzera francese” sottolinea Pascal Sciarini.
Anche nel canton Ticino, nonostante un penoso incidente capitato al suo presidente, l’UDC ha rafforzato la sua base e potrebbe diventare sempre più l’alternativa “seria” alla Lega dei ticinesi.
PLR e PPD senza colore
Mentre l’UDC non conosce quasi più frontiere cantonali, il PPD sta invece perdendo sempre più la sua connotazione di partito nazionale. “I democristiani non sono ormai più rappresentati nei governi dei principali cantoni” annota Andreas Ladner, professore di scienze politiche all’Università di Berna.
Da secondo partito svizzero, il PPD è diventato nel giro di pochi anni la più piccola delle 4 formazioni politiche rappresentate nel governo federale. Già da diversi anni ai popolari democratici, come ai radicali, mancano due componenti essenziali per il successo di un partito: un colore politico ben definito e personalità dotate di un certo carisma.
Il PLR rischia di pagare ancora in ottobre l’ipoteca negativa che si è addossato in seguito ai suoi stretti legami con il mondo economico. “Alcuni membri del partito sono stati coinvolti in grandi imprese che hanno troppo privilegiato gli interessi degli azionisti o degli amministratori” sostiene Andreas Ladner.
Formula magica in pericolo
Se tendenze e sondaggi dovessero confermarsi, la “formula magica” governativa rischia di non superare questa dura prova. Le pressioni dell’UDC per ottenere un secondo seggio in Consiglio federale non saranno quasi più “sopportabili”.
Secondo Andreas Ladner, gli altri partiti cercheranno di respingere le rivendicazioni dell’UDC blocheriana che, anche a livello cantonale, preferisce spesso l’opposizione alla collaborazione governativa. “Ma non sarà più possibile resistere, in caso di dimissioni di uno dei due consiglieri federali PPD o di riforma del Consiglio federale”.
Ma, anche in tal caso, potrebbe essere la fine per l’attuale coalizione di governo a 4 partiti. “Ci troviamo effettivamente di fronte ad una grande sfida” ritiene Pascal Sciarini. “Difficile immaginare un esecutivo federale in grado di funzionare con 2 socialisti e 2 esponenti della corrente dura dell’UDC”.
swissinfo, Armando Mombelli
Elezioni federali 1999: UDC 22,5%, PS 22,5%, PLR 19,9%, PPD 15,9%.
Ultimo sondaggio marzo 2003: UDC 25%, PS 24%, PLR 21%, PPD 15%.
Le elezioni cantonali del fine settimana – Zurigo, Lucerna, Ticino e Appenzello esterno – confermano l’erosione di voti del Partito liberale radicale e del Partito popolare democratico.
Continuano invece a conquistare nuovi consensi l’Unione democratica di centro e il Partito socialista.
Un successo di questi due schieramenti politici alle elezioni federali di ottobre rischia di rimettere in causa la formula di governo in vigore da oltre 40 anni: 2 consiglieri federali PLR, 2 PPD, 2 PS e 1 UDC.
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