Secondo la Vox solo i socialisti erano per un “Sì all’Europa”
L'iniziativa «Sì all'Europa», bocciata lo scorso 4 marzo in votazione popolare, è riuscita a conquistare poco più della metà dell'elettorato di sinistra. In tutti gli altri gruppi di popolazione ha prevalso il «no», anche se per ragioni diverse. L'analisi Vox, pubblicata venerdì, ha inoltre rivelato che le tradizionali divisioni in materia di politica estera si sono confermate anche in questo caso.
Il 4 marzo gli elettori hanno seguito il parere del governo e parlamento ed hanno chiaramente respinto le tre iniziative «Sì all’Europa», «per farmaci a prezzi più bassi» e per limitare la velocità a 30 chilometri orari nei centri urbani. Due di queste, quella sull’Europa e quella sulla Velocità, sono state un vero fiasco ed hanno raccolto solo un 20 percento di consensi, affermano gli autori. Sconfitto, di conseguenza, il Partito socialista, che aveva sostenuto questi due oggetti ed era stato l’unico partito a non raccomandare il «no» all’iniziativa sui medicinali.
La partecipazione alle urne, oltre il 55 percento, è la più elevata registrata dalle votazioni del 6 dicembre 1992 sull’adesione allo Spazio economico europeo (SEE). Secondo gli analisti, questo risultato è senza dubbio dovuto alla grande importanza attribuita all’iniziativa «Sì all’Europa».
Gli elettori hanno affermato che, grazie alle informazioni ricevute, in questo caso è stato piuttosto semplice prendere una decisione. Per quanto riguarda l’Europa e la velocità, circa la metà dei votanti aveva già deciso molto tempo prima. Per formarsi un’opinione, hanno utilizzato le fonti tradizionali (stampa, TV, opuscoli sulle elezioni messi a disposizione dal Consiglio federale). Internet è rimasto un mezzo ancora utilizzato da una piccola minoranza, circa il 5 percento. I tre quinti hanno votato per corrispondenza.
«Sì all’Europa» è riuscita a conquistare una maggioranza di consensi, anche se piuttosto scarsa (58 percento), solamente tra i simpatizzanti del PS. In tutti gli altri gruppi di popolazione – indifferentemente suddivisi per istruzione, età, reddito, domicilio o regione linguistica – ha vinto più o meno chiaramente il «no». Anche persone che appoggiano di per sé un’apertura della Svizzera verso l’estero hanno respinto l’iniziativa.
Contrariamente ad altre votazioni di politica estera – rivela l’analisi – i simpatizzanti del Partito liberale radicale (PLR) e di quello popolare democratico (PPD) non hanno assunto una posizione intermedia tra PS e UDC, ma hanno votato in modo simile ai sostenitori dell’UDC. L’elettorato PPD ha chiaramente sconfessato l’assemblea dei delegati del partito, che aveva deciso di raccomandare il «sì».
Le tradizionali divisioni in base a livello di istruzione, al domicilio e alla regione linguistica hanno svolto un ruolo importante anche in questa votazione. L’iniziativa ha riscosso maggiori consensi fra le persone con un’istruzione elevata, i cittadini e i romandi. Il fatto che anche in Romandia la maggioranza abbia votato «no» era stato interpretato in un primo tempo come un livellamento delle diversità fra le regioni linguistiche, ricordano gli autori della ricerca sottolineando però che 22 punti percentuali costituiscono una differenza notevole rispetto alla Svizzera tedesca.
Tra coloro che hanno votato «no» si distinguono chiaramente due gruppi: quelli che ritengono premature la ripresa delle trattative con l’Unione europea ed i contrari all’adesione. Il primo è stato il gruppo più numeroso (51 percento) soprattutto in Svizzera romanda e fra i simpatizzanti del PLR e del PS. I sostenitori del PPD e dell’UDC invece hanno votato «no» in maggioranza perché contrari all’entrata nell’Unione europea. Solo un terzo di coloro che hanno votato «no» è convinto che la Svizzera non debba avviare in nessun caso trattative di adesione con l’Unione Europea. L’argomentazione che la ripresa dei negoziati debba rimanere di competenza del Consiglio federale non ha avuto nessuna incidenza.
swissinfo e agenzie
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