Soldati svizzeri all’estero, ora si comincia a parlare dell’armamento
Dopo l'approvazione domenica in votazione popolare della revisione sulla legge militare, si comincia ora a parlare del tipo di armamento da affidare ai soldati svizzeri in missione all'estero. Una decisione non è tuttavia ancora stata presa. I soldati all'estero non riceveranno armi prima del 1° gennaio 2002.
«È ancora troppo presto per dire con precisione quando i soldati svizzeri impegnati all’estero riceveranno armi», dice Oswald Sigg, portavoce del Dipartimento della difesa (DDPS), interpellato dall’ats. La consegna del materiale non è comunque prevista prima dell’inizio dell’anno prossimo.
La legge riveduta dovrebbe entrare in vigore il 1° agosto o il 1° settembre. Ma in ogni caso, afferma Sigg, i 150 soldati attualmente impegnati in Kosovo non riceveranno nuove armi prima del prolungamento della loro missione. La Swisscoy ha un mandato dal governo che scade alla fine di quest’anno. Per prorogare la missione occorrerà l’avallo del parlamento. Le Camere dovrebbero pronunciarsi in autunno.
Dal nuovo mandato dipende il tipo di armi che sarà consegnato ai soldati, spiega Sigg. Per la protezione individuale, i militi potranno essere dotati di un equipaggiamento personale che includa per esempio un fucile d’assalto, uno spray di autodifesa e un manganello.
Sarebbe tuttavia possibile anche utilizzare armi collettive come mitragliatrici montate su blindati per granatieri Piranha o cannoni di difesa contraerea. Per Sigg è tuttavia una possibilità per il momento solo teorica ed prematuro anticipare quali armi saranno utilizzate. La decisione in merito spetterà al Consiglio federale.
Attualmente i 150 militari impegnati in Kosovo sono incaricati di costruire ponti, sotto la protezione di venti guardie di fortificazione svizzere e dei contingenti austriaci e tedeschi. I soldati svizzeri dispongono come armi collettive di 50 fucili d’assalto.
swissinfo e agenzie
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