Suspense all’americana sulla stampa svizzera
Tutti i principali quotidiani elvetici dedicano ampio spazio all'incredibile giornata elettorale americana, dall'esito ancora incerto. I commenti divergono sulle cause che hanno condotto a una situazione inedita nella storia degli Stati Uniti.
Suspense totale, notte da cardiopalma, scontro del secolo sul filo di lana, tutto il mondo aspetta la Florida: con questi titoli anche i principali giornali svizzeri hanno sottolineato l’incredibile giornata elettorale americana, i colpi di scena, lo scarto minimo fra i voti andati a George W. Bush e quelli destinati ad Al Gore: una situazione unica nella storia degli Stati Uniti.
I commentatori si soffermano però anche sul sistema elettorale americano, che lascia aperti molti interrogativi, come il quotidiano cattolico Giornale del Popolo che scrive: “Considerando che anche questa volta alla fin fine si è recata a votare la metà degli elettori americani, ciò significa che il nuovo leader della più potente democrazia del mondo diventerà tale grazie a un consenso non di larga maggioranza bensì, paradossalmente di….larga minoranza”.
Anche per il giornale romando Le Temps “il sistema elettorale americano si presta male per gestire le maggioranze troppo serrate”. Ma il quotidiano insiste sul fatto che questi “falsi veri risultati” sono legati anche allo stato dell’elettorato e alla personalità dei due candidati. “La battaglia non si è combattuta al centro, come nelle due precedenti campagne elettorali”, scrive Le Temps, “ma fra la destra e la sinistra”
Di parere diverso il quotidiano di Berna, Der Bund, secondo il quale lo scarto minimo di voti non è legato al sistema elettorale quanto piuttosto ad un malessere, manifestatosi già nel corso della campagna elettorale: ” I due candidati non sono riusciti né a polarizzare, né a ispirare l’elettorato”, afferma l’articolista, aggiungendo “gli Stati Uniti sono profondamente divisi e per il momento sono pure senza un preciso mandato di governo”.
Anche il Tages Anzeiger di Zurigo parla di “un paese diviso”. L’autore dell’articolo paragona addirittura l’America di oggi agli Stati Uniti della metà del 19esimo secolo e afferma, a sua volta, che nel paese non c’è concordanza sul ruolo che dovrà assumere il nuovo governo centrale.
Il quotidiano zurighese loda pure la figura di Bill Clinton: “un presidente che ha saputo unire in modo mirabile una politica progressista con concessioni conservatrici.
Per il Corriere del Ticino, infine, la situazione venutasi a creare martedì ha “congelato la nazione in un innaturale vacuo di transizione, proiettandola improvvisamente in uno stato di fragilità e quindi senza più nulla di minimamente scontato”. Una situazione anomala, secondo il giornale, per un Paese “abituato alla regolarità e all’uniformità di ogni processo quotidiano, compreso quello elettorale”.
Elena Altenburger
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