Svizzeri molto tiepidi sull’integrazione europea
In Svizzera manca il consenso sulla politica di integrazione europea. L'eurobarometro dell'istituto di ricerca bernese GfS mostra l'elettorato elvetico diviso in tre blocchi: isolazionisti, fautori degli accordi bilaterali e promotori dell'adesione.
I risultati del sondaggio, resi noti martedì, mostrano che nella Confederazione non si constatano sentimenti di euforia nei confronti dell’Europa. Interrogato sulle conseguenze degli accordi bilaterali con l’Unione europea (Ue) approvati in maggio, il 26 percento del campione (945 elettori della Svizzera tedesca e francese) ha detto di prevedere vantaggi ed una proporzione analoga di pronosticare svantaggi: il 41 percento calcola invece che le ripercussioni saranno «equilibrate».
Il 28 percento ha dichiarato che l’intesa bilaterale è il massimo di quanto si possa concedere in materia di integrazione; il 37 percento vorrebbe ulteriori passi di avvicinamento, sia attraverso l’adesione vera e propria (26 percento), sia attraverso una riedizione dello Spazio economico europeo (11 percento). Il 27 percento preferirebbe invece che si continuasse sulla via del negoziato a due con Bruxelles. Nessuna delle tre posizioni, quindi, riesce ad agglutinare attorno a sé una maggioranza di consensi.
Se si dovesse votare oggi sull’adesione all’Unione europea, la Svizzera si spaccherebbe su due fronti: il 21 percento del campione è «decisamente favorevole», il 21 percento «piuttosto favorevole», il 15 percento è «decisamente contrario» ed il 29 percento «piuttosto contrario». Gli indecisi rappresentano il 9 percento. Se si votasse sull’iniziativa «Sì all’Europa», il 37 percento l’approverebbe ed il 49 percento la disapproverebbe.
Le opinioni sono divergenti anche quanto alla politica del Consiglio federale, che ha definito l’adesione all’Unione europea un obiettivo strategico: il 34 percento non è per niente d’accordo e vorrebbe che il governo rinunciasse a tale strategia; il 22 percento aupica invece una rapida «riattivazione» della ormai «congelata» richiesta d’adesione; il 36 percento vorrebbe che non si perdesse di vista il traguardo, ma rifiuta qualsiasi forzatura circa i tempi di attuazione.
Quanto ai vari partiti, i più favorevoli all’adesione sono gli elettori socialisti. Radicali e democristiani propendono soprattutto per gli accordi bilaterali, mentre il maggior isolazionismo si riscontra tra i sostenitori dell’Unione democratica di centro. Le opinioni europeiste sono più diffuse nella fascia di età tra i 18 e i 29 anni, tra le persone con formazione universitaria ed in generale nella Svizzera romanda. Nelle zone rurali, tra le classi a reddito modesto e con bassi livelli di istruzione vi è consenso sulla via bilaterale, ma netto rifiuto dell’adesione.
swissinfo e agenzie
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