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Vertice sulla Francofonia: tante parole, pochi fatti

Il segretario generale dell'OIF, Abdou Diouf, ha sottolineato "l'impegno fecondo" dimostrato dalla Svizzera. Keystone

Il Vertice sulla Francofonia di Montreux è stato un successo e la Svizzera ha potuto profilarsi in quanto paese ospitante, concorda la stampa svizzera. Alcuni quotidiani s'interrogano però sul reale significato dell'evento.

«Molte parole, ma una buona pubblicità per la Svizzera» scrive Le Matin, secondo cui il 13esimo vertice della Francofonia, chiusosi domenica a Montreux, ha giovato soprattutto alla Svizzera.

I responsabili della Confederazione, sottolinea il quotidiano romando, hanno avuto una decina di incontri bilaterali con capi di Stati e ministri. «E pazienza se Nicolas Sarkozy non ha avuto tempo di parlare con loro in privato».

Altro vincitore è il comune di Montreux: «La città – sostiene Le Matin – ha dimostrato che la Riviera vodese è in grado di accogliere un summit internazionale con un’organizzazione che il segretario generale dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia ha definito “eccezionale”».

Per la Tribune de Genève, il vertice di Montreux «ha mantenuto le sue promesse». «Nessuna svolta – indica il giornale di Ginevra – ma diverse idee da seguire».

Gestire i contatti

Tutto è funzionato alla perfezione, dall’organizzazione allo svolgimento del programma, scrive la Neue Zürcher Zeitung, per la quale l’evento rappresenta «una buona pubblicità» per la Svizzera.

La NZZ s’interroga però su quanto e cosa abbia portato tale incontro al nostro paese. Un vertice, scrive il quotidiano zurighese, è quasi come una festa di famiglia: si trascorre del tempo insieme e alla fine si scambiano gli indirizzi e ci si promette di telefonarsi e di rincontrarsi. «È successa la stessa cosa anche a Montreux?».

Soltanto se la Svizzera saprà gestire i contatti stabiliti a Montreux, osserva il giornale, l’organizzazione dell’incontro internazionale avrà portato qualcosa in più della semplice promozione turistica.

Tante promesse…

Da un decennio, annota Le Temps, i capi di Stato di Paesi francofoni si ritrovano ogni due anni per parlare di democrazia, diritti umani, indipendenza delle giustizie nazionali e dei media, lotta alle discriminazioni o promozione della donna.

Tutte questioni di cui bisogna discutere, «ma il cui contrasto con la realtà non cessa di rafforzarsi».

Per il quotidiano vodese, l’OIF assomiglia a una «macchina delle promesse», in cui ognuno dichiara di volersi impegnare, senza però preoccuparsi di mantenere la parola data.

Incontri diversi, temi uguali

Il Tages Anzeiger fa dal canto suo notare che i propositi inseriti nella “Dichiarazione di Montreux” non rappresentano alcuna novità.

Le considerazioni contenute nel documento finale adottato dai capi di Stato, sottolinea il foglio zurighese, sono le stesse di quelle affrontate dall’assemblea dell’ONU sugli Obiettivi del Millennio, dal summit sulla biodiversità di Nagoya e verosimilmente saranno ripetute anche a fine novembre nel quadro della conferenza sul clima di Cancun.

Il Tages Anzeiger auspica così «meno diplomazia» su temi che sono già trattati da altre conferenze e «più incoraggiamenti concreti alla cultura francofona».

L’Organizzazione internazionale della Francofonia (OIF) comprende 56 Stati e governi e 14 osservatori provenienti dai cinque continenti. L’elemento che accomuna i membri è la lingua.

Dal 1989, la Svizzera partecipa al vertice dei capi di Stato e di governo dei paesi di lingua francese. Nel 1995, il parlamento si è espresso a grande maggioranza a favore dell’adesione all’Organizzazione internazionale della Francofonia (OIF).

In quanto quarto maggior contribuente dopo Francia, Canada e Belgio francofono, la Confederazione ha assunto un ruolo fondamentale in seno all’organizzazione.

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