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Votazioni federali: svizzeri con il governo, ma divisi

Votazioni federali: svizzeri con il governo, ma divisi. Swiss vote

Chiara maggioranza per la legge sul personale federale e contro le iniziative sul dimezzamento delle spese militari, sul pensionamento flessibile e sui costi ospedalieri. Dallo scrutinio emerge però un profondo fossato tra le regioni linguistiche.

Questa volta, il popolo svizzero ha dato ragione su tutti i fronti al governo e alla maggioranza del parlamento. L’iniziativa per il dimezzamento delle spese militari è stata respinta da oltre il 62 percento dei votanti. Stessa sorte è toccata alle due iniziative per un pensionamento flessibile a partire da 62 anni: quella lanciata dai Verdi è stata sorprendentemente respinta da poco meno del 54 percento della popolazione, mentre quella della Società svizzera degli impiegati da oltre il 60 percento.

Come era prevedibile, il peggior risultato è stato ottenuto dall’iniziativa della Denner per una riduzione dei costi ospedalieri: oltre l’82 percento degli aventi diritto hanno silurato questa proposta. Successo invece per la nuova legge sul personale federale, combattuta da un referendum: il 67 percento dei votanti si sono espressi in favore del nuovo statuto varato dal Consiglio federale.

Nonostante il chiaro responso fornito dalla popolazione svizzera, dal voto di questo fine settimana riemerge in modo preoccupante un profondo fossato tra le regioni linquistiche. L’unico oggetto che ha permesso di esprimere una coesione nazionale è stata l’iniziativa sui costi ospedalieri, largamente bocciata in tutti i cantoni.

Gli altri 4 temi hanno invece evidenziato ancora una volta una notevole spaccatura tra la Svizzera tedesca e quella latina. L’iniziativa sulla riduzione delle spese militari è stata bocciata in tutti i cantoni germanofoni, mentre ha raccolto una maggioranza di voti favorevoli in 4 cantoni romandi: Vaud, Neuchâtel e addirittura oltre il 60 percento a Ginevra e nel Giura.

Quadro identico per quanto concerne le due iniziative sull’AVS: i cantoni romandi e il Ticino hanno approvato in massa la proposta d’introdurre un pensionamento flessibile a partire da 62 anni di età. Nessun cantone svizzero-tedesco ha invece accordato una maggioranza di sì alle iniziative sostenute dalla sinistra, dagli ecologisti e dai sindacati.

La nuova legge sul personale federale è stata respinta soltanto in Ticino e nel Giura, ottenendo buone percentuali di voti in altri cantoni romandi. Anche in questo caso, la Svizzera tedesca si è espressa in modo compatto per il nuovo statuto, come chiesto dal governo.

Queste evidenti divisioni tra le regioni culturali e linguistiche sono destinate ad attirare nuovamente una marea di commenti e a riaprire il dibattito sulla coesione nazionale. La Svizzera rimane in ogni caso una comunità d’interessi diversi, formata da popoli con culture, identità e valori distinti. Questa realtà non desta preoccupazione, costituisce infatti la ricchezza del nostro paese.

A dover suscitare alcune riflessioni sono invece le differenze emerse nello sviluppo economico e sociale degli ultimi anni, soprattutto durante la lunga crisi degli anni ’90. Queste differenze sembrano aver lasciato il segno anche questo fine settimana: i cantoni latini, maggiormente colpiti dalla recessione economica e dalla disoccupazione, si sono espressi chiaramente in favore di proposte considerate più sociali, come il pensionamento flessibile o il mantenimento dello statuto del funzionario.

Anche il divario apparso in merito all’iniziativa sull’esercito potrebbe essere letto almeno parzialmente in questa chiave: la popolazione dei cantoni latini sembra maggiormente interessata ad una ridistribuzione sociale dei fondi impiegati per la difesa nazionale. Inoltre si è manifestata molto spesso in modo più netto per una maggiore apertura anche nell’ambito della politica di sicurezza, sostenendo un ruolo più attivo e moderno dell’esercito nell’ambito di operazioni per la promozione della pace.

Armando Mombelli

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