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Consiglio federale Didier Burkhalter lascia il governo a fine ottobre

Foto di Didier Burkhalter

Dopo una trentina di anni in politica, Didier Burkhalter vuole scrivere ora una "pagina di vita più personale e meno pubblica".

(Keystone)

Il responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha annunciato a sorpresa le dimissioni dal Consiglio federale. Secondo Didier Burkhalter, che lascerà la carica il 31 ottobre, dopo otto anni di presenza in governo, la sua decisione non è legata allo spinoso dossier europeo. 

"Non è la questione europea o la posizione del Consiglio federale sulla questione che mi hanno spinto a farmi da parte," ha assicurato Didier Burkhalter, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Berna. Il dossier europeo non è facile, è vero. "Ma ne ho visto altri". 

"Questo è il momento giusto per me, questo è tutto", ha proseguito il ministro del Partito liberale radicale (PLR), precisando di aver preso la sua decisione domenica scorsa e di averla comunicata mercoledì al Consiglio federale.

Già da alcuni anni, Burkhalter è oggetto di critiche, soprattutto da parte della destra conservatrice, in relazione alla gestione del dossier europeo. L'Unione democratica di centro (UDC) accusa il ministro degli esteri e l'intero governo di voler mettere a repentaglio la neutralità e l'indipendenza della Svizzera, integrando sempre di più il paese nell'Unione europea. 

“So che sarà difficile andare nella direzione che voglio su questo dossier europeo, ma continuerò a crederci”, ha tenuto a sottolineare Burkhalter. “Spetta ora al Consiglio federale e alla persona che mi sostituirà decidere come andare avanti. Il gioco è aperto”.

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Nuova pagina di vita

“Dopo una trentina d’anni di impegno politico – tra cui gli ultimi otto in Consiglio federale – sento il bisogno di scrivere presto una nuova pagina della mia vita. Non so ancora che inchiostro userò per questo, ma penso che avrà colori più personali e meno visibili pubblicamente”, ha spiegato Didier Burkhalter nella sua lettera di dimissioni. 

Il responsabile della diplomazia elvetica ha sottolineato di aver potuto verificare, nel corso della sua attività politica, “la forza e la stabilità delle nostre istituzioni, capaci di rispondere con una fiducia tranquilla ai problemi che si pongono costantemente e sempre più rapidamente alla nostra società, in un mondo che cambia”. 

“La Svizzera è una meraviglia, frutto di una volontà comune e di una cultura di dialogo e di apertura”, ha aggiunto Burkhalter, secondo il quale “il successo della Confederazione è legato al buon funzionamento del collegio governativo, chiamato costantemente a rinnovarsi”.

Otto anni in governo

Nato nel 1960, Didier Burkhalter è cresciuto a Auvernier nel canton Neuchâtel. Si è laureato in scienze economiche all’Università di Neuchâtel. Sposato e padre di tre figli, ha svolto in seguito diversi incarichi presso l’Università e nell’economia privata.

Dal 1985 è membro del Partito liberale radicale. Nel 1991 è entrato nel governo della città di Neuchâtel, di cui ha fatto parte fino al 2005.

Nel 2003 è stato eletto in Consiglio nazionale e nel 2007 è riuscito a farsi eleggere nel Consiglio degli Stati. Eletto il 16 settembre 2009 nel governo svizzero, ha diretto dapprima per due anni il Dipartimento dell’interno. Dal 1° gennaio 2012 ha preso in mano le redini del Dipartimento degli affari esteri. 

Lodi per la sua presidenza dell'OSCE

Nel 2014 Burkhalter ha assunto la presidenza della Confederazione, oltre che quella dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Un incarico quest'ultimo in cui il ministro degli esteri si è particolarmente distinto, riuscendo tra l’altro a mettere in piedi una missione di osservatori nel conflitto in Ucraina, nonostante l'iniziale opposizione della Russia. Didier Burkhalter ha svolto un ruolo chiave per ottenere il via libera dal presidente Vladimir Putin per questa missione speciale. 

Il responsabile della diplomazia elvetica ha quindi ricevuto complimenti da tutti i lati per la sua azione e per aver riportato l’OSCE al centro dell’attenzione internazionale, ristabilendo la sua importante funzione di piattaforma per il dialogo est-ovest dopo la fine della Guerra fredda, nel 1989. 

Considerato un politico pragmatico e discreto – ma anche privo di carisma – Didier Burkhalter si è improvvisamente posto sotto la luce dei riflettori dei media durante il suo anno di presidenza della Confederazione e dell'OSCE. Il suo stile di politico modesto e vicino alla gente gli hanno permesso di guadagnare molti consensi popolari. Gli è stato così attribuito il Premio di svizzero dell’anno per il 2014.

Successione aperta 

A meno che il seggio in governo non venga rivendicato da un altro partito, ciò che appare poco probabile, a Didier Burkhalter dovrebbe succedere un liberale radicale proveniente da un Cantone “latino”. Tra gli altri si fa il nome del consigliere nazionale ticinese Ignazio Cassis, come pure del consigliere di Stato ginevrino Pierre Maudet. 

Attualmente nell'esecutivo federale figurano tre romandi: oltre a Didier Burkhalter, vi sono infatti il rappresentante vodese dell’Unione democratica di centro Guy Parmelin e il ministro socialista del Canton Friburgo Alain Berset. Nulla impedisce che possa essere uno svizzero tedesco a puntare al seggio, senza rimettere in questione l'equilibrio linguistico. Ma è poco probabile che il PLR, partito storico, voglia farsi rappresentare da due germanofoni.

Potrebbe quindi essere giunto il momento di un ticinese. Il Cantone italofono non ha più un suo esponente dal 1999, quando lasciò l’incarico Flavio Cotti, membro del Partito popolare democratico (PPD). Cassis, capogruppo PLR alle Camere, viene considerato da molti come il candidato ideale. 

I liberali radicali hanno però tra i papabili anche la consigliera nazionale vodese Isabelle Moret o la consigliera di Stato, pure vodese, Jacqueline de Quattro. Se il cantone di Neuchâtel punta ad un seggio al posto di Burkhalter, allora ha a disposizione i "ministri" Laurent Favre e Alain Ribaux – entrambi già parlamentari federali – oppure il "senatore" Raphaël Comte.

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