Critiche all’immobilismo del governo
La decisione del governo svizzero di non rivedere l'organizzazione dei dipartimenti federali è vista come un segno di immobilismo da gran parte della stampa elvetica, che denuncia l'incapacità del Consiglio federale di adattarsi ai tempi moderni.
Durante la seduta di clausura di mercoledì, il Consiglio federale ha deciso di mantenere l’attuale suddivisione e composizione dei sette dipartimenti. I ministri rinunciano così alla creazione di un “superdipartimento” della sicurezza e al raggruppamento della formazione e della ricerca (attualmente suddivise tra il Dipartimento dell’interno e quello dell’economia) in un unico dicastero, come aveva auspicato il Parlamento.
Senza essere né molto coraggioso né innovatore, scrive l’editorialista del 24 Heures, il governo chiude due anni di tergiversazioni con una nuova costatazione d’immobilismo. «Che spreco!», gli fa eco Le Temps, per il quale l’esecutivo nazionale ha mostrato la sua incapacità di adattarsi alla realtà odierna.
A differenza del passato, afferma il quotidiano ginevrino, «il governo di oggi non ha più la volontà di intraprendere una mutazione e di adeguarsi alla sua epoca».
Un’occasione mancata per la formazione
Mantenendo la struttura attuale, si legge sul Tages Anzeiger, l’amministrazione federale rinuncia ad un’organizzazione ideale, che avrebbe consentito di migliorare l’efficienza e di ridurre i costi, segnatamente nel campo della formazione, della ricerca e dell’aiuto allo sviluppo.
L’inazione del governo potrebbe suscitare i malumori di coloro che invece si aspettavano delle riforme, sostiene l’opinionista del giornale zurighese, citando gli agricoltori, i disoccupati e pure gli operai delle Officine di FFS Cargo di Bellinzona.
Per la Berner Zeitung, la riunione delle attività in un unico ministero sarebbe stata particolarmente sensata e necessaria nell’ambito della formazione. «Una buona organizzazione nel settore della formazione – osserva il foglio bernese – è un elemento fondamentale per sviluppare in modo ottimale la competitività». Soprattutto in un paese povero in materie prime, che deve puntare sempre più sulla capacità d’innovazione.
Formazione e ricerca hanno bisogno di basi più solide, sostiene anche Le Temps. La creazione di un superdipartimento per la sicurezza avrebbe inoltre potuto rispondere ad alcune sfide attuali (come l’entrata della Svizzera nello spazio di Schengen o il moltiplicarsi degli avvenimenti che richiedono la presenza di forze civili e dell’esercito, come il Forum economico mondiale di Davos).
Questioni di prestigio personale
Secondo il 24 Heures, la ragione di quello che definisce «uno smacco» risiede non solo nella difficile situazione politica – basti pensare alla controversia tra l’Unione democratica di centro (UDC) e i suoi due ministri, il passaggio all’opposizione dell’UDC, il primo partito del paese – ma anche nella mancanza di spirito di squadra in seno all’esecutivo.
Una questione di prestigio personale messa in evidenza da Der Bund, che cita l’esempio del dicastero della formazione: «Questa questione non potrà mai essere affrontata, siccome Pascal Couchepin (a capo dell’interno) e Doris Leuthard (economia) non riusciranno mai a mettersi d’accordo su come gestirlo. Nessuno vuole interferenze nella propria sfera di competenze».
Una possibilità per sbloccare la situazione, suggerisce la Berner Zeitung, sarebbe di togliere al governo la competenza della suddivisione dei compiti federali tramite una revisione legislativa.
Non è comunque un dramma, conclude Der Bund: i buoni consiglieri federali possono assegnare il giusto peso ai compiti più importanti, indipendentemente dalla qualità delle strutture in cui agiscono.
swissinfo, Luigi Jorio
Le grandi formazioni politiche erano favorevoli a un avvicinamento fra formazione e ricerca, ora la loro volontà non viene rispettata, ha detto il presidente del Partito socialista. Secondo Christian Levrat, il governo ha rinunciato per l’opposizione del ministro dell’interno Pascal Couchepin che non voleva vedersi togliere il settore della formazione.
Oltre alla fusione fra formazione e ricerca, il Partito popolare democratico (centro) auspicava un dipartimento della sicurezza. «Siamo delusi, tanto più che il Consiglio federale studiava da tempo la questione», ha commentato la portavoce Alexandra Perina. Il governo non ha voluto agire per questioni di prestigio, ha aggiunto il segretario generale Reto Nause.
Anche l’Unione democratica di centro (destra nazional-conservatrice) ritiene che il Consiglio federale non abbia dimostrato la forza né la volontà di realizzare le riforme. La riforma dell’amministrazione è però necessaria per una maggiore trasparenza ed efficienza, ha dichiarato il portavoce Alain Hauert.
Dal canto loro, i liberali radicali si limitano a rammentare che l’organizzazione dei dipartimenti è di competenza unicamente del Consiglio federale.
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