La Libia volta la faccia alla Svizzera
Tripoli intende ritirare i suoi averi dalle banche elvetiche. Ha inoltre sospeso le forniture di petrolio alla Confederazione e interrotto la cooperazione economica.
L’annuncio è stato dato dall’agenzia ufficiale libica Jana nella sua edizione online. Le informazioni verrebbero da una non meglio precisata «fonte autorevole» del ministero degli affari esteri libico.
Gli averi libici in Svizzera ammonterebbero a «sette miliardi di dollari americani» (circa otto miliardi di franchi). La decisione di ritirarli dalle banche elvetiche è avvenuta – sempre secondo la Jana – per protestare contro «i maltrattamenti a diplomatici e uomini d’affari libici» da parte della «polizia del canton Ginevra». Le misure resteranno in vigore «fino a quando non saranno noti cause e motivi di tali azioni».
Già mercoledì, un portavoce della compagnia petrolifera libica Tamoil aveva laconicamente comunicato l’intenzione di sospendere le forniture alla Confederazione. Secondo il direttore dell’Unione petrolifera svizzera, Rolf Hartl, l’approvvigionamento di petrolio non è comunque minacciato da questa misura e i prezzi della benzina non aumenteranno.
Non è la prima volta che la Libia formula simili propositi. I rapporti tra i due paesi sono piuttosto tesi dallo scorso luglio, quando a Ginevra Hannibal Gheddafi, figlio del leader libico, è stato arrestato insieme alla moglie con l’accusa di maltrattamenti ai domestici. Dopo il ritiro della denuncia, la procura ginevrina ha archiviato il caso, ma la Libia continua ad esigere scuse ufficiali.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.