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La Svizzera e la sua fama di paradiso fiscale

Da Parigi tuoni e fulmini sui paradisi fiscali, definiti "una vergogna" dal ministro francese del budget Eric Woerth. Nel mirino anche la Svizzera.

Le dichiarazioni bellicose nei confronti dei paradisi fiscali non si placano. E la Svizzera, già apertamente criticata dal ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrück, continua ad essere uno dei bersagli prediletti.

In vista del vertice del G20 a Londra dedicato alla crisi finanziaria mondiale - a cui la Svizzera aveva chiesto, invano, di partecipare - Erich Woerth ha definito "ridicola" l' attuale lista nera dei paradisi fiscali. E così Parigi e Berlino chiedono all'Organizzazione europea per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), di rivedere entro l'estate l'elenco.

Secondo le stime di un collettivo di ONG, tra cui Transparency International (TI), più di quattrocento banche, due terzi dei 2000 hedge funds e 2 milioni di società finanziarie, sono osptitate in una sessatina di paradise fiscali, di cui la metà in Europa.

In questo fuoco incrociato la Svizzera continua ad essere in mezzo, tanto più che anche l'Unione europea ha deciso di accentuare la lotta contro i paradisi e il segreto bancario, puntando su "rapporti più simmetrici" con Berna.

La Svizzera è pronta a effettuare una riforma fiscale per fare in modo che gli utili conseguiti in Svizzera o all'estero delle società miste con sede nella Confederazione vengano tassati allo stesso modo.

La questione fiscale sarà al centro dei colloqui, il prossimo 26 febbraio, tra la consigliera federale Micheline Calmy-Rey e la commissaria europea Benita Ferrero-Waldner.


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