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Mettere fine ai privilegi dei milionari

Redazione Swissinfo

L'equità fiscale da sempre fa parte del credo politico di Rudolf Strahm. L'economista ed ex deputato nazionale socialista sostiene l'iniziativa per l'abolizione dell'imposizione forfettaria, sottoposta al voto degli svizzeri il 30 novembre. Egli ritiene che l'imposta sul dispendio, tra l'altro, dal profilo sociale e urbanistico, conduca a uno sviluppo "monegasco".

Molti cittadini si rendono conto solo ora, all’approssimarsi della votazione per l’abolizione della tassazione forfettaria, dei privilegi fiscali di cui i multimilionari godono in alcune regioni del nostro paese. La prassi fiscale dei cantoni sfiora talvolta la corruzione.

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La tassazione forfettaria esiste solo per gli stranieri molto ricchi che in Svizzera hanno la residenza, ma non un reddito da lavoro. Il trattamento preferenziale consiste nella possibilità di pagare solo un’imposta forfettaria concordata in precedenza, basata sul valore locativo della loro abitazione. Al massimo viene tassato un reddito fittizio di 400’000 franchi, anche se in realtà questo è di vari milioni. Gli stranieri che invece lavorano e hanno un reddito in Svizzera dal punto di vista fiscale sono trattati come svizzeri.

I privilegi fiscali per i multimilionari e i miliardari sono concessi solo da un numero relativamente limitato di comuni. L’80% degli stranieri sottoposti a una tassazione forfettaria risiede in cinque cantoni – Vaud, Ginevra, Vallese, Ticino e Grigioni – e anche in questi cantoni solo in poche località esclusive.

I cantoni di Zurigo, Sciaffusa, Basilea Campagna, Basilea Città e Appenzello esterno hanno già abolito la tassazione forfettaria dopo una votazione popolare. In seguito dell’abolizione alcune persone che godevano di un regime di tassazione forfettaria si sono trasferite in altri cantoni – ciò che ha reso evidente l’assurdità del federalismo fiscale. Ora l’iniziativa popolare «Stop ai privilegi fiscali dei milionari (abolizione dell’imposizione forfettaria)» vuole mettere fine a livello nazionale a questi eccessi del federalismo.

Altri sviluppi

L’iniziativa popolare, lanciata da gruppi di cittadini e da partiti locali, gode di simpatie anche nel centro-destra. Il fatto che stranieri facoltosi approfittino della nostra infrastruttura costosa ed efficiente e dei nostri alti standard di sicurezza senza pagare un congruo contributo è semplicemente irritante. Un buon numero di parlamentari borghesi all’inizio ha sostenuto apertamente l’iniziativa. Nel frattempo sono stati richiamati all’ordine.

Il Consiglio federale respinge l’iniziativa senza convinzione, argomentando che si tratta di un attacco al federalismo e alla sovranità fiscale dei cantoni.

Questo non toglie nulla al fatto che il cambiamento di domicilio dei superricchi per ragioni di ottimizzazione fiscale sia il miglior argomento per un’abolizione a livello nazionale. Un esempio: dopo che il canton Zurigo ha abolito l’imposizione forfettaria, l’oligarca russo Viktor Vekselberg ha trasferito il suo domicilio da Zurigo a Zugo, dove paga solo un’imposta forfettaria. Negli anni Novanta in Russia ha accumulato un patrimonio di 10 miliardi di franchi. Con i suoi pacchetti di azioni controlla le aziende Sulzer, Saurer, OC Oerlikon, Züblin e Schmolz + Birkenbach. Le sue partecipazioni sono gestite attraverso un conglomerato di holding e trust domiciliati all’estero, per cui a Zugo è considerato «non attivo professionalmente» ed è tassato solo in base alle «spese» (valore locativo).

In passato di fronte a votazioni simili si è sostenuto che questi superricchi sono necessari. La loro partenza scaverebbe dei buchi nelle finanze pubbliche. L’argomento è stato però smentito dall’esperienza. Come calcolato anche dal quotidiano Tages Anzeiger, nessun cantone ha subito una perdita consistente del substrato fiscale a causa dell’abolizione dell’imposizione forfettaria. E questo per due motivi: prima di tutto una parte degli stranieri che in precedenza godeva di privilegi fiscali non ha per niente abbandonato le proprie ville. Quelli rimasti, che ora sono tassati in maniera ordinaria, forniscono un gettito fiscale di molte volte superiore a quello precedente. Inoltre le ville di quelli che sono partiti non sono rimaste vuote. Adesso sono abitate da ricchi tassati normalmente.

Il 6 maggio 2014 la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf ha affermato davanti al Consiglio nazionale: «È difficile dire, basandosi sulle esperienze di Zurigo e Basilea-Campagna, se ci sarà davvero un calo delle entrate oppure no». E domenica, ospite della trasmissione satirica «Giacobbo/Müller», ha ribadito che «questa imposizione forfettaria è ingiusta». C’è da sperare che anche la stampa della Svizzera francese, che finora ha vezzeggiato i multimilionari e gli sceicchi del petrolio residenti sul lago di Ginevra, prenda atto prima o poi delle esperienze dei cantoni della Svizzera tedesca.

Non solo la tassazione forfettaria contraddice il principio costituzionale dell’imposizione secondo la capacità economica. Dal punto di vista sociale e urbanistico provoca uno sviluppo «monegasco» delle località esclusive, uno sviluppo caratterizzato da un boom della costruzione di ville, dalla speculazione sul suolo e sugli immobili e da abusi edilizi. Non stupisce perciò che l’opposizione all’iniziativa venga soprattutto dagli agenti immobiliari, dai consulenti fiscali e dalle aziende edili.

Per Rudolf Strahm l’imposta forfettaria sfiora a volte la corruzione. Keystone

Lo sviluppo «monegasco» colpisce solo poche località. Nel canton Berna il 90% delle persone sottoposte a imposizione forfettaria vive nel comune di Saanen, a cui appartiene il villaggio di Gstaad. Con l’effetto che per gli autoctoni l’accesso ai terreni edificabili e agli appartamenti è quasi impossibile. In compenso i superricchi sponsorizzano il Yehudi-Menuhin-Festival. Riescono così perlomeno a ridurre il costo del proprio biglietto. L’asserito sponsoring culturale milionario a livello nazionale è ancora tutto da dimostrare.

Nei Grigioni la «monegaschizzazione» si concentra a Pontresina e St. Moritz; nel Vallese a Verbier, Crans-Montana e Zermatt. Nel canton Vaud e a Ginevra i privilegi fiscali sono all’origine di un boom edilizio sulle rive del Lemano. Il direttore delle finanze vodese Pascal Broulis ha concesso negli ultimi 14 anni più privilegi fiscali ai privati e alle aziende di tutti gli altri cantoni messi assieme. Non è una sorpresa che difenda con accanimento la prassi fiscale vodese.

L’imposizione forfettaria è un doppio eccesso: da una parte rappresenta un abuso del federalismo fiscale, d’altro canto è una violazione della parità di trattamento fiscale sancita dalla costituzione. Un privilegio per i milionari difficilmente comprensibile. I ricchi stranieri residenti in Svizzera dovrebbero pagare tanto quanto gli svizzeri e stranieri tassati in modo normale per finanziare le eccellenti infrastrutture del paese.

Guadagnano milioni, ma di fronte al fisco rispondono solo di un reddito fittizio di 400’000 franchi.

(L’articolo è già stato pubblicato nel Tages Anzeiger del 21 ottobre 2014)

Rudolf Strahm

Rudolf Strahm (71 anni) è un economista, pubblicista ed ex parlamentare.

Membro del Partito socialista, è stato il garante della Confederazione per la sorveglianza dei prezzi e ha rappresentato il canton Berna in Consiglio nazionale.

È apprezzato anche fra gli avversari politici per la conoscenza approfondita di numerosi dossier.

Strahm è stato tra i cofondatori della Dichiarazione di Berna, una delle più note organizzazioni non governative svizzere che si occupano di aiuto allo sviluppo.

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