Svizzeri, ma solo se si padroneggia la lingua
La Camera alta mantiene la pressione sugli stranieri ed esige che la padronanza di una lingua nazionale e un'integrazione riuscita siano condizioni fondamentali per l'ottenimento del passaporto svizzero. I senatori chiedono inoltre l'espulsione dei titolari di un permesso C che rifiutano "palesemente" di integrarsi.
Come il Consiglio Nazionale (Camera bassa), il Consiglio degli Stati (Camera alta) ritiene che gli stranieri che non padroneggiano una delle quattro lingue nazionali non possano essere naturalizzati o debbano essere minacciati di espulsione. All’unanimità, i senatori hanno dunque trasmesso una mozione in tal senso al Nazionale. Spetterà al Governo svizzero fissare i criteri minimi, a livello federale, per valutare il grado di osservanza di queste condizioni.
La seconda mozione, accettata di misura con 15 voti contro 12, chiede che il permesso C (di domicilio o di dimora) venga ritirato a quegli stranieri che si rifiutano in modo “palese” di integrarsi. Una parte degli scettici ritiene che il testo – elaborato su iniziativa dell’Unione democratica di centro (destra nazionalista) – sia un doppione delle normative già in vigore dallo scorso anno e del controprogetto governativo all’iniziativa popolare per il rinvio dei criminali stranieri.
La sinistra ha tentato invano di convincere i senatori del rischio di arbitrarietà e di deriva di questa proposta. «Contribuirà alla criminalizzazione e alla stigmatizzazione degli stranieri, quando la non-integrazione di una persona non è né un delitto, né un crimine», ha avvertito Liliane Maury Psquier.
swissinfo.ch e agenzie
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