La politica estera guarda all’Europa, ma non solo
La Svizzera deve approfondire le sue relazioni con l'Unione Europa, il suo principale partner politico ed economico. Allo stesso tempo è chiamata a edificare e consolidare nuovi punti di appoggio al di fuori del continente europeo, rileva il Rapporto sulla politica estera 2009.
La via bilaterale scelta dall’Unione Europea e dalla Svizzera «si è finora rivelata valida e ha prodotto una fitta rete di accordi internazionali conclusi nell’interesse reciproco», rileva il documento pubblicato mercoledì dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Questa strategia non va tuttavia percorsa «incondizionatamente», sottolinea il rapporto, ma occorre riesaminare periodicamente la politica da adottare. Non essendo uno Stato membro dell’Unione Europea, la Svizzera non può esercitare la propria influenza sulle istituzioni comunitarie. La Confederazione deve quindi assicurarsi diritti di partecipazione più ampi possibili e di usarli attivamente.
Gli esperti del DFAE si mostra inoltre l’eventualità di un’adesione futura della Svizzera all’Unione Europea. «Se in futuro ragioni politiche o/e economiche rendessero necessari nuovi passi verso l’integrazione, occorrerà domandarsi quale fra gli strumenti disponibili sia quello più adatto. È importante chiedersi se la Svizzera, in ultima analisi, possa salvaguardare meglio i propri interessi fuori dall’UE o nel suo seno». Un interrogativo che potrà essere risolto soltanto attraverso «un dibattito condotto seriamente e senza preconcetti», sottolineano gli esperti del DFAE.
In considerazione dei nuovi equilibri politici ed economici mondiali, la Svizzera è inoltre invitata a consolidare le relazioni anche al di fuori del continente europeo. « La politica dell’universalità rimane il punto fermo dei rapporti bilaterali». Oltre alla Russia e alla Turchia, Berna intende sviluppare i rapporti con gli Stati Uniti, con le grandi potenze asiatiche – Cina, India e Giappone – e con il Sudafrica e il Brasile.
Il documento del DFAE è stato trasmesso martedì al Parlamento dopo l’approvazione da parte del Governo svizzero, lo scorso 2 settembre.
swissinfo.ch e agenzie
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