Prezzi produzione e importazione scendono in maggio
Segnali di rallentamento del rincaro aziendale: in maggio i prezzi alla produzione e all'importazione sono scesi in Svizzera dello 0,4% rispetto ad aprile.
(Keystone-ATS) Su base annua si registra una flessione dell’1,8%, ciò che costituisce il 37esimo arretramento consecutivo, emerge dalle informazioni diffuse stamani dall’Ufficio federale di statistica (UST).
Nel dettaglio, per quanto riguarda il dato sui soli prezzi alla produzione – che mostra l’evoluzione relativa ai prodotti indigeni – si è assistito rispettivamente a un calo mensile dello 0,4% e a una contrazione del 2,5% rispetto allo stesso mese del 2025. Meno cari sono diventati i prodotti farmaceutici, come pure l’energia elettrica, per i grandi consumatori.
Il secondo sottoindice, quello dei prezzi all’importazione, presenta un’evoluzione meno marcata, ma anche in questo caso sono in diminuzione sia il dato mensile (-0,3%) che quello annuo (-0,2%). Si è dovuto pagare di meno – nel paragone mensile – soprattutto per i prodotti petroliferi e il gas; è invece salito il costo di computer, metalli e materie plastiche.
L’indice dei prezzi alla produzione e all’importazione è un indicatore congiunturale che riflette l’andamento dell’offerta e della domanda sui mercati dei beni, spiegava tempo fa l’UST. Il dato è considerato un parametro importante per capire lo sviluppo dei prezzi al consumo (cioè l’inflazione), poiché i costi di produzione sono normalmente trasferiti sui prodotti finali. Tuttavia esso mostra oscillazioni significativamente più marcate ed è molto più volatile a causa della forte dipendenza dalle materie prime.
Come si ricorderà in Svizzera l’inflazione è attestata allo 0,6% in maggio, un livello uguale ad aprile, a fronte dello 0,3% in marzo e dello 0,1% registrato nei tre mesi precedenti. Si tratterà ora di vedere come evolverà alla luce degli sviluppi geopolitici. Va peraltro anche detto in questo contesto che il franco forte agisce come calmiere per il rincaro importato.
L’inflazione in media annua si è attestata nel 2025 allo 0,2%, un dato che fa seguito all’1,1% del 2024 e al 2,8% del 2022 (massimo da 30 anni). L’ultimo valore negativo risale al 2020, quando era stato registrato un -0,7%. I vari attori economici che pubblicano previsioni sul tema (a titolo d’esempio Seco, Ocse, KOF, Economiesuisse, UBS, Fondo monetario internazionale) pronosticano che nel 2026 il rincaro medio si attesterà a valori compresi fra lo 0,3% e lo 0,7%; per quanto riguarda il 2027 le stime si muovono in una fascia fra lo 0,5% e l’1,0%.