Progressi sul clima alle conferenze dell'ONU e dell'UE

Keystone

Mentre i delegati dell'ONU hanno definito a Poznan un programma di lavoro "ambizioso" per giungere ad un nuovo accordo internazionale sul clima, l'UE ha raggiunto a Bruxelles una "storica" intesa sulla riduzione delle emissioni di CO2. Soddisfazione da parte svizzera.

Questo contenuto è stato pubblicato il 13 dicembre 2008 - 13:54

Riuniti venerdì a Poznan, in Polonia, i delegati di 190 paesi delle Nazioni unite hanno adottato un calendario di lavoro, che prevede quattro sessioni di negoziati, per giungere un nuovo accordo internazionale sul clima nell'ambito della conferenza internazionale di Copenhagen, in programma nel dicembre del 2009.

Nel nuovo accordo, destinato a sostituire il Protocollo di Kyoto che scade nel 2012, dovrebbero venir fissati in maniera vincolante gli obbiettivi di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

I paesi industrializzati firmatari del Protocollo di Kyoto si sono detti disponibili ad assumere obiettivi di riduzione delle loro emissioni inquinanti del 20% - 40% entro il 2020, rispetto ai valori registrati nel 1990. I rispettivi impegni dovranno essere comunicati prima della primavera del 2009.

Integrazione degli Stati uniti e dei paesi emergenti

Un nuovo regime climatico incisivo è possibile soltanto se tutti i paesi si impegnano secondo le loro possibilità, ha rammentato l'Ufficio federale dell'ambiente (Ufam), in una nota pubblicata sabato.

Tra gli obbiettivi principali dei negoziati attuali vi è l'integrazione degli Stati uniti, principale produttore mondiale di CO2, in un nuovo accordo internazionale sul clima. Negli ultimi anni l'amministrazione Bush ha sistematicamente rifiutato qualsiasi accordo multilaterale vincolante e non ha neppure ratificato il Protocollo di Kyoto.

La Svizzera e i membri dell'Unione europea sperano inoltre di ottenere in futuro il sostegno e la partecipazione dei paesi emergenti – a cominciare da Cina, India e Brasile – che finora non hanno voluto assumersi impegni per una riduzione delle loro emissioni di gas ad effetto serra.

Nel suo discorso tenuto l'11 dicembre a Poznan, il ministro svizzero dell'ambiente Moritz Leuenberger ha invitato tutti gli Stati a fornire un proprio contributo nella lotta ai cambiamenti climatici. Il consigliere federale ha inoltre esortato la comunità internazionale a non privilegiare la crisi finanziaria a scapito della protezione del clima.

Nessun accordo finanziario

Tra i punti in discussione a Poznan vi era anche la prevenzione delle emissioni provocate da dissodamenti e dall'impoverimento del bosco nei paesi in via di sviluppo. I partecipanti alla conferenza si sono detti d'accordo sul fatto che, per garantire la sostenibilità di questi programmi, sia necessario coinvolgere nel futuro regime climatico le popolazioni indigene.

Alla conferenza dell'ONU si è infine discusso anche di questioni finanziarie. I delegati hanno deciso che il Fondo di adattamento ai cambiamenti climatici destinato ai paesi più poveri potrà avviare il proprio lavoro. È stata per contro respinta la richiesta dei paesi in via di sviluppo di ricorrere alla tassazione di tutti i meccanismi flessibili per alimentare il Fondo di adattamento.

I risultati raggiunti alla conferenza dell'ONU "non sono spettacolari", ha dichiarato il capo della delegazione svizzera Thomas Kolly. Secondo l'Ufam, con l'incontro di Poznan, i negoziati sul clima rimangono comunque sulla buona rotta in vista del raggiungimento di nuovo accordo internazionale a Copenhagen.

Storica intesa dell'UE

Sempre venerdì, a Bruxelles, i paesi membri dell'Unione Europea hanno confermato la loro volontà di rimanere alla guida della lotta mondiale ai cambiamenti climatici.

I Ventisette hanno concordato tra l'altro una riduzione vincolante di almeno il 20% delle emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020. Questa quota potrà essere portata al 30%, se altri paesi industrializzati seguiranno l'esempio europeo.

I membri dell'UE hanno inoltre approvato un aumento vincolante del 20% dell'efficienza energetica a livello europeo, entro il 2020, e un incremento del 20% (dal 7% attuale) della quota europea di consumi energetici derivanti da fonti rinnovabili (sole, vento, biomassa).

È un accordo "storico", ha dichiarato il presidente francese Nicolas Sarkozy al termine dell'incontro. "Non c'è nessun altro continente al mondo che si sia dotato di regole così vincolanti come quelle da noi adottate oggi all'unanimità. Ora possiamo dire ai nostri partner: noi l'abbiamo fatto, fatelo anche voi".

Ancora una volta sono state fatte "troppe concessioni", secondo le organizzazioni ambientaliste, per le quali si è trattato invece di "un giorno triste per la politica europea sul clima".

swissinfo e agenzie

Politica internazionale sul clima

1992 – Al vertice mondiale della Terra, tenuto a Rio de Janeiro, viene firmata la prima Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC).

1997 – L'11 dicembre viene adottato il protocollo di Kyoto, in Giappone, il primo accordo che contiene misure concrete per frenare i cambiamenti climatici tra il 2008 e il 2012.

2007 – Dal 3 al 14 dicembre, sull'isola indonesiana di Bali la 13esima conferenza dell'UNFCCC approva una tabella di marcia per raggiungere un accordo internazionale sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, valido dopo il 2012.

2009 – Un nuovo accordo internazionale sul clima dovrebbe venir firmato alla conferenza dell'ONU in programma dal 7 al 18 dicembre.

End of insertion

Protocollo di Kyoto

Concluso nel 1997, l'accordo di Kyoto prevede di ridurre del 5%, entro il 2012, le emissioni di gas ad effetto serra rispetto ai valori del 1990.

Finora oltre 170 paesi hanno firmato o ratificato il protocollo di Kyoto. Tra i paesi firmatari figurano anche gli Stati uniti, che si sono però ritirati nel 2001, considerando che questo accordo pregiudica gli interessi dell'economia americana.

Secondo le stime, le emissioni di CO2 degli Stati uniti dovrebbero aumentare d'un terzo entro il 2010, rispetto ai valori del 1990.

End of insertion

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo