Qatar: procura Belgio, Eva Kaili resta in carcere
(Keystone-ATS) L’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, detenuta nella prigione di Haren dal 9 dicembre nell’ambito del Qatargate, dovrà restare ancora in carcere per almeno un altro mese.
Eva Kaili, riferisce la procura federale belga in una nota, “è comparsa questa mattina” di fronte ai giudici e “nella sua ordinanza emessa questo pomeriggio la camera di consiglio del Tribunale di Bruxelles ha confermato la custodia cautelare”.
La politica ellenica, rappresentata dai due avvocati André Risopoulos e Mihalis Dimitrakopoulos, ha ora ventiquattro ore di tempo per fare ricorso contro la decisione. In tal caso l’imputata “dovrà comparire entro quindici giorni dinanzi alla camera d’accusa presso la Corte d’appello di Bruxelles”.
Intanto i suoi legali denunciano tre giorni di inferno in carcere per la loro assistita: trascinata in isolamento in una cella di polizia, lasciata con una sola coperta, spogliata del cappotto, con la luce sempre accesa, senza poter dormire, senza poter lavarsi nemmeno durante il suo periodo di ciclo mestruale, e senza alcuna possibilità di difendersi.
Niente di meno che “una tortura” come accadeva solo “nel Medioevo” e come non dovrebbe succedere “oggi in Europa”, dove “vige ancora la presunzione di innocenza”.
A poco meno di un mese dall’ultima volta, il tandem tutto ellenico di avvocati di Eva Kaili è tornato al Palais de Justice di Bruxelles determinato a rivelare ai giornalisti il trattamento shock che la politica ellenica, alla quale in sei settimane di detenzione è stato concesso di vedere la figlia di 23 mesi solo due volte, avrebbe subito la scorsa settimana.
Tutte accuse presentate anche davanti ai giudici della Camera di consiglio per chiedere la scarcerazione della politica ellenica, senza tuttavia sortire l’esito sperato.