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Oggi in Svizzera

Care svizzere e cari svizzeri all'estero,

se pensavate che a breve sarebbe potuta svanire la presunta duplice anomalia in seno al governo federale - vale a dire l'assenza di rappresentanti di grandi città (su tutte Zurigo, che ha pochi precedenti al riguardo) e la maggioranza dei rappresentanti delle minoranze (latine) - ebbene, allora possiamo tranquillamente dire che vi eravate sbagliati (ma in questo caso sareste in buona compagnia).

Eh sì, perché Alain Berset, indiziato principale a lasciare l'incarico, ha infatti chiarito in un'intervista pubblicata oggi, che non ha nessuna intenzione di andarsene. "Voglio continuare a lavorare oltre il 2023 e portare avanti i dossier", ha detto il consigliere federale socialista. "Sono ancora pieno di energia e voglio continuare", ha precisato il politico da più tempo in Governo.

Del resto, proprio la continuità, nel solco della tradizione, è una delle prerogative riconosciute del sistema elvetico.

Le altre notizie che vi proponiamo oggi non hanno però molto a che vedere con la politica nazionale,

buona lettura.

migranti
Keystone / Gian Ehrenzeller

Svizzera e Germania coordinano le loro politiche in tema di migrazione. A Berlino la consigliera federale Karin Keller-Sutter e la ministra dell’interno tedesca Nancy Faeser hanno sottoscritto un piano d’azione comune per agevolare i rinvii e combattere l’attività dei passatori.

In concreto i due Paesi adotteranno procedure d’asilo rapide nei confronti degli stranieri e delle straniere con scarsi requisiti per il riconoscimento del diritto d’asilo e collaboreranno strettamente per il rimpatrio dei e delle richiedenti respinti/e.

Riguardo al contrasto delle attività illegali dei passatori, Berna e Berlino intensificheranno la sorveglianza delle aree transfrontaliere, potenziando anche gli interventi delle pattuglie comuni.

L’intesa prende le mosse dalla constatazione – di cui ha parlato la direttrice del Dipartimento di giustizia e polizia (DFGP) Karin Keller-Sutter -che “la migrazione irregolare non può essere combattuta individualmente” ma è necessario il coordinamento internazionale e l’accordo tra gli Stati limitrofi.

holcim
© Keystone / Christian Beutler

Il colosso elvetico del cemento Holcim ha deciso di uscire completamente dal mercato russo, vendendo tutte le sue attività nel Paese impegnato nel conflitto armato in Ucraina.

In una nota diffusa oggi dalla multinazionale che ha sede a Rapperswil-Jona (SG) viene precisato che gli acquirenti saranno gli attuali amministratori della sua filiale russa, che opereranno in modo indipendente e con un marchio diverso.

Dal profilo finanziario viene sottolineato che la cessione non avrà alcun impatto finanziario significativo considerato che il mercato russo rappresenta meno dell’1% delle vendite e degli utili totali conseguiti annualmente dal gruppo.

Nel Paese euroasiatico Holcim dispone di tre cementifici e tre cave in cui sono impiegati oltre mille dipendenti. L’operazione “è in linea con i valori dell’azienda volti ad operare nel modo più responsabile possibile”, indica la multinazionale nata nel 2015 dalla fusione della svizzera Holcim e della francese Lafarge e leader mondiale nel settore del cemento.

energia
© Keystone / Gaetan Bally

Se temete di restare senza elettricità oggi è disponibile un nuovo strumento che fotografa in tempo reale la situazione nel Paese.

Il sito web messo in rete dall’Ufficio federale dell’energia offre una panoramica costantemente aggiornata dell’approvvigionamento con i dati sui consumi di elettricità e gas, sulla produzione interna e sulle importazioni.

Si tratta evidentemente di un’informazione utile per le aziende del settore, ma anche per i comuni cittadini e cittadine, in un momento delicato in cui non sono scongiurati i rischi di interruzioni dell’erogazione di corrente dovuti alla crisi nell’Europa dell’Est.

La piattaforma digitale riporta dati aggregati, con criteri scientifici, provenienti dall’Ufficio federale dell’energia (UFE), dalle associazioni europee dei gestori delle reti di trasmissione elettriche (ENTSO-E) e di gas (ENTSO-G), da Swissgrid (società proprietaria della rete elvetica), dalle borse dell’elettricità e del gas o da MeteoSvizzera.

Altri sviluppi

Dibattito
Moderato da: Daniele Mariani

Abbassare il riscaldamento per ridurre la dipendenza dal gas russo: è una proposta che vi convince? Quali altri soluzioni sarebbero attuabili?

Contrariamente ad altri Paesi europei, la Svizzera dipende solo in minima parte dal gas naturale. Questa fonte rappresenta infatti circa il 15% dei consumi energetici complessivi della Svizzera e viene usata soprattutto per il riscaldamento. Quasi la metà del gas consumato in Svizzera viene però dalla Russia e anche nella Confederazione si cercano soluzioni per…

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riciclaggio
© Keystone / Gaetan Bally

Non tutti sanno che la Svizzera è leader mondiale nel riciclaggio dei metalli. L’alluminio, il platino e persino l’oro vengono recuperati dai rifiuti urbani e industriali e il modello elvetico viene studiato all’estero.

“A volte ci capita di trovare anche delle catenine d’oro o dei piccoli lingotti”, racconta Daniel Böni, direttore dell’impianto di smaltimento e riciclaggio KEZO a Hinwil (Zurigo) nel servizio pubblicato oggi da swissinfo.ch.

Ma al di là di questi casi eccezionali, dovuti verosimilmente all’occultamento di oggetti preziosi in arredi che finiscono in discarica da parte di persone scomparse, l’attenzione dell’azienda è rivolta soprattutto agli apparecchi elettronici in cui si trovano particelle di materiali preziosi. “Con l’attuale quotazione dell’oro è fantastico”, precisa Daniel Böni.

Un’attività che oltre ad avere un impatto economico, è utile dal profilo ambientale: in Svizzera solo l’1% dei rifiuti domestici finisce in una discarica (negli USA è circa la metà), mentre l’80% viene incenerito, a fronte di una media mondiale dell’11%.

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