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Jean Ziegler

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Era considerato uno degli intellettuali più importanti della Svizzera e si definiva lui stesso un rivoluzionario: Jean Ziegler è morto oggi all’età di 92 anni.

I media elvetici ripercorrono nei loro necrologi la carriera di Ziegler come politico, sociologo e relatore speciale dell’ONU, ma anche gli incontri e le conversazioni significative che hanno avuto a più riprese con l’ex consigliere nazionale.

Buona lettura!

Jean Ziegler
Jean Ziegler (a sinistra) durante una manifestazione contro il Forum economico mondiale WEF a Davos nel 2009. Keystone / Martial Trezzini

Ex consigliere nazionale, sociologo e relatore speciale dell’ONU: Jean Ziegler è morto oggi all’età di 92 anni. Era affetto dal morbo di Parkinson. Infaticabile avversario del capitalismo neoliberale, che considerava “la fonte di tutte le sciagure del mondo”, Ziegler ha lasciato un segno indelebile nella vita politica e accademica elvetica.

“Impegnato, combattivo e instancabile nella lotta per un mondo migliore”. Così la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca SRF inizia il suo necrologio dell’ex consigliere nazionale socialista. “Un rivoluzionario in abito elegante”, titola la NZZ, mentre il Tages-Anzeiger scrive: “Non esistevano conversazioni più appassionanti di quelle con Jean Ziegler“.

Nato come Hans Ziegler nel 1934 a Thun, nel canton Berna, in un ambiente borghese, durante i suoi studi a Parigi stringe amicizia con Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir. Segue la rottura con la sua vita precedente – e Ziegler adotta da allora il nome francese Jean.

Per quasi 30 anni Ziegler si è dedicato all’attività politica in Consiglio nazionale per il Partito socialista. Ha scritto numerosi libri, molti dei quali sono diventati bestseller internazionali. Nel 2000 diventa relatore speciale dell’ONU per il diritto al cibo. Strenuo difensore dei diritti umani, è stato anche molto criticato per le sue posizioni spesso controverse, come la sua indulgenza nei confronti della limitazione di diritti fondamentali da parte del regime cubano, a cui era molto vicino.

Anche in età avanzata Ziegler è rimasto attivo: ha tenuto conferenze, scritto libri ed è apparso regolarmente nei media. ” Quando si ha la fortuna di essere svizzero, bianco, intelligente e formato, allora bisogna combattere affinché l’ordine mondiale cannibale venga distrutto e ogni persona possa almeno vivere materialmente su questo pianeta“, ha dichiarato una volta a SRF.

Aula del Consiglio nazionale
Il Consiglio nazionale accetterà la proposta della conferenza di conciliazione? Keystone / Alessandro Della Valle

Un passo importante è stato compiuto questa mattina nel dibattito sul finanziamento della tredicesima rendita AVS. La conferenza di conciliazione del Parlamento propone un finanziamento misto, che unisce un aumento delle deduzioni salariali a un incremento dell’Imposta sul valore aggiunto (IVA).

La conferenza di conciliazione segue quindi il modello della maggioranza di centro-sinistra del Consiglio degli Stati. Tuttavia, i contributi salariali non dovrebbero aumentare di 0,3 punti percentuali come finora proposto dalla Camera alta, bensì di 0,2. L’IVA, invece, dovrebbe aumentare di 0,4 punti percentuali, con esclusione dei generi alimentari e di altri beni di prima necessità.

La proposta dovrà ora passare al vaglio delle due Camere. Il Consiglio degli Stati voterà giovedì, mentre mercoledì sarà il turno del Consiglio nazionale, dove la situazione potrebbe farsi interessante, dato che una maggioranza guidata da Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), Partito liberale radicale (PLR, destra liberale) e Verdi liberali si è sempre espressa contro un aumento dei contributi salariali. Se entrambe le Camere accetteranno la proposta, questa sarà sottoposta alla votazione finale l’ultimo giorno della sessione estiva.

Materiale di voto
Alta mobilitazione: l’iniziativa “No a una Svizzera di 10 milioni” attira molti elettori ed elettrici alle urne. Keystone / Christian Beutler

Il numero di schede di voto compilate già pervenute lascia prevedere una partecipazione al voto superiore alla media per l’imminente votazione di domenica 14 giugno.

L’agenzia di comunicazione “digital/organizing” ha analizzato i dati delle buste di voto già rispedite dagli aventi diritto. “Rispetto a votazioni precedenti, osserviamo che la partecipazione finale potrebbe attestarsi attorno al 54%”, afferma il fondatore dell’agenzia ed esperto di campagne Marco Kistler al Tages-Anzeiger.

Sebbene si tratti di una percentuale nettamente superiore alla media sul lungo periodo (45%), il record è ancora lontano. Nel 2016, ad esempio, l’iniziativa “Per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati” portò alle urne circa il 63,7% dell’elettorato. Il record assoluto risale al 1992, con il 78,2%, quando la Svizzera votò sull’adesione allo Spazio economico europeo.

Guardando ai voti già espressi per domenica, secondo Kistler colpisce l’elevata mobilitazione iniziale. I dati più recenti dei Comuni e delle Città analizzati mostrerebbero infatti un rallentamento delle schede restituite.

A proposito di votazioni, è di oggi la notizia che Basilea Città è diventato il primo cantone in cui gli aventi diritto di voto e di elezione sono in minoranza. Il 50,3% della popolazione non può votare – perché non ha la cittadinanza elvetica, ha meno di 18 anni, non ha il domicilio politico nel cantone oppure è sotto tutela.

Cucci appesi a un ramo
Il tasso di natalità diminuisce in Svizzera. Keystone / Urs Flueeler

Con una media di 1,29 figli per donna, la Svizzera si colloca al 25mo posto tra i Paesi con la natalità più bassa al mondo. Uno studio ha cercato le cause e messo in evidenza le possibili conseguenze del basso tasso di natalità nel Paese.

Secondo quanto riporta Der Bund, la diminuzione delle nascite è dovuta a una combinazione di diversi fattori. Da un lato, sempre più giovani scelgono consapevolmente di non avere figli. Dall’altro, le donne che diventano madri lo fanno sempre più tardi. In Svizzera, l’età media al primo figlio è di 31,3 anni, più alta rispetto a quasi tutti gli altri Paesi europei.

Secondo il medico zurighese specializzato in medicina della riproduzione Bruno Imthurn, lo studio evidenzia significative lacune nella consapevolezza della popolazione, la quale sottovaluta in particolare l’influenza dell’età sulla fertilità. Un terzo delle persone interpellate ritiene erroneamente che la fertilità femminile diminuisca in modo significativo solo a partire dai 40 anni.

Mentre temi come AVS o energia nucleare sono ampiamente dibattuti in Svizzera, le discussioni sul calo della natalità appaiono sorprendentemente sottotono, scrive Der Bund. Ciò sarebbe dovuto al fatto che il Paese compensa il basso tasso di natalità con l’immigrazione, rendendo il fenomeno attualmente poco percepibile. Inoltre, emerge anche in questo contesto un tratto tipicamente elvetico: “La fertilità in Svizzera, così come i figli in generale, è considerata una questione privata”, afferma il sociologo Marco Giesselmann, e non se ne vuole dibattere “sulla pubblica piazza”.

Tradotto con il supporto dell’IA/Zz

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