Votazioni del 14 giugno: bisogna limitare l’accesso al servizio civile?
Il Parlamento intende inasprire le condizioni di accesso al servizio civile per rafforzare gli effettivi dell’esercito. La misura, adottata nel contesto della guerra in Ucraina, non piace alla sinistra, che teme una scomparsa pura e semplice di questa istituzione.
Che cos’è il servizio civile e chi può svolgerlo?
Il servizio civile è un’alternativa al servizio militare. Per essere ammessi occorre soddisfare tre criteri: essere idonei al servizio militare, avere un conflitto di coscienza ed essere disposti a svolgere un servizio una volta e mezza più lungo rispetto a quello militare.
I civilisti operano in ambiti di interesse pubblico. Come i militari, ricevono un’indennità per perdita di guadagno durante il servizio. L’anno scorso il 50% dei giorni di servizio civile è stato svolto nel settore sociale, il 18% nell’istruzione pubblica, quasi il 15% nella sanità e poco meno del 10% nella protezione della natura e dell’ambiente.
Nel 2025, 7’211 persone sono state ammesse al servizio civile, un record. Un terzo delle domande è stato presentato dopo la scuola reclute. Anche il numero di giorni di servizio svolti – quasi 1,9 milioni – ha raggiunto il livello più alto dall’introduzione del servizio civile nel 1996.
Il servizio civile non va confuso con la protezione civile, che riguarda persone non idonee al servizio militare ma che possono essere impiegate in compiti di protezione della popolazione.
Cosa prevede la modifica della legge sul servizio civile?
Il Parlamento intende ridurre il numero di civilisti da 7’200 a 4’000 all’anno, pari a un calo di oltre il 40%. A tal fine ha inasprito la Legge federale sul servizio civileCollegamento esterno.
In futuro, tutti i civilisti dovranno svolgere almeno 150 giorni di servizio, indipendentemente da quanti ne abbiano già effettuati nell’esercito. Avranno inoltre meno margine di manovra nella pianificazione del periodo di svolgimento degli impieghi. L’obbligo di prestare un servizio una volta e mezza più lungo rispetto a quello militare standard sarà esteso anche a ufficiali e sottufficiali.
Tra le sei misure volte a ridurre l’attrattiva del servizio civile figura anche l’introduzione di una sorta di “corso di ripetizione” per civilisti, da svolgere ogni anno a partire dall’anno successivo all’ammissione, con l’obiettivo di allineare gli obblighi a quelli dei militari.
I militari che non hanno più giorni di servizio da svolgere non potranno più passare al servizio civile. L’obiettivo è evitare che possano sottrarsi facilmente al tiro obbligatorio. Infine, la nuova legge prevede di eliminare gli impieghi che richiedono una formazione in medicina umana, odontoiatria o veterinaria, per rendere l’esercito più attrattivo del servizio civile per il personale medico.
Perché si voterà su questa riforma?
A metà gennaio, un’alleanza di partiti e associazioni ha depositato un referendum corredato da 57’000 firme contro l’inasprimento delle condizioni di accesso al servizio civile deciso dalle Camere federali nel settembre 2025. Intitolato “Salviamo il servizio civile”, il referendum è sostenuto in particolare dal Partito socialista, dai Verdi e dal Partito evangelico svizzero (PEV).
Quali sono gli argomenti di chi sostiene l’inasprimento?
Il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento ritengono problematico l’elevato numero di ammissioni al servizio civile, soprattutto quando riguarda militari che hanno terminato la scuola reclute, specialisti o quadri dell’esercito.
Secondo un rapporto del Dipartimento federale della difesa pubblicato nel 2024, ogni anno 11’000 reclute lasciano le truppe prima della fine dell’obbligo di servizio. Sempre più scelgono il servizio civile, mentre il numero di partenze per motivi medici resta stabile.
Durante i dibattiti parlamentari, il consigliere federale Guy Parmelin ha affermato che il servizio civile è “diventato un fenomeno di massa problematico, contrariamente all’obiettivo iniziale”. Ha ricordato che dovrebbe rimanere una soluzione “di carattere eccezionale” per chi ha un conflitto di coscienza.
Le misure proposte mirano a limitare questo fenomeno e a preservare gli effettivi militari, in un contesto geopolitico teso, segnato dalla guerra tra Russia e Ucraina che infuria da quattro anni in Europa.
E quali sono gli argomenti di chi si oppone?
Chi sta dalla parte del referendum ritiene che il servizio civile svolga un ruolo essenziale per la società. I civilisti operano nei settori in cui la carenza di personale è più acuta. In caso di una riduzione del 40% degli effettivi, queste prestazioni non verrebbero semplicemente sostituite, avverte chi si oppone.
Contrariamente a chi è a favore della riforma, il campo del “no” crede che l’esercito non trarrà beneficio da queste restrizioni. Le persone che non desiderano svolgere il servizio militare avranno sempre la possibilità di essere dichiarate inabili per motivi medici.
Inoltre, chi si oppone afferma che l’esercito non è affatto a corto di effettivi: per legge deve contare 100’000 militari, con una soglia massima fissata a 140’000. Attualmente, gli effettivi superano del 5% questo limite.
Infine, l’alleanza promotrice del referendum denuncia il ricorso a una “tattica del salame”: teme che l’inasprimento delle condizioni di accesso “svuoti il servizio civile della sua sostanza” e sia solo il primo passo verso il vero obiettivo, ovvero la sua abolizione.
Quali sono le prossime tappe?
Qualunque sia l’esito della votazione, difficilmente sarà l’ultima su questo tema. Il Consiglio federale sta attualmente lavorando a una reintroduzione dell’esame di coscienza, abolito nel 2009, a seguito di un postulato adottato dal Consiglio nazionale. Il Governo intende inoltre introdurre una giornata informativa obbligatoria sull’esercito per le donne.
Nel giugno 2025, il Consiglio nazionale ha inoltre approvato una mozione che mira a fondere la protezione civile e il servizio civile per creare una nuova entità denominata “protezione contro le catastrofi”.
Se il Consiglio degli Stati dovesse sostenere questo progetto, è probabile che la sinistra ricorra nuovamente allo strumento del referendum contro quello che definisce uno smantellamento del servizio civile.
A cura di Pauline Turuban
Traduzione con il supporto dell’IA/sibr
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