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L’Europa brucia: la Svizzera aiuta, ma resta esclusa dal meccanismo di protezione civile dell’UE

Una soccorritrice esausta: una vigile del fuoco nella zona colpita da un incendio boschivo a ovest di Madrid.
Una soccorritrice esausta: una vigile del fuoco nella zona colpita da un incendio boschivo a ovest di Madrid. Copyright 2026 The Associated Press. All Rights Reserved

La Svizzera contribuisce alla lotta contro gli incendi boschivi in Europa. Ma in caso di emergenza sul proprio territorio, potrebbe contare sullo stesso sostegno? Nel principale meccanismo europeo di assistenza alle catastrofi, la sua adesione è ancora in sospeso.

“Ciò a cui stiamo assistendo oggi in Europa segna l’inizio di una nuova era, caratterizzata da incendi boschivi ed eventi meteorologici estremi”, afferma Christine Eriksen, ricercatrice senior presso il Centro di studi sulla sicurezza del Politecnico federale di Zurigo (ETH).

Soltanto in Francia e Spagna, nel mese di luglio i grandi incendi hanno già mandato in fumo oltre 220’000 ettari di territorio: una superficie pari a dieci volte quella del lago di Neuchâtel, il più grande lago interno svizzero.

Prepararsi ai futuri incendi boschivi

La ricerca di Eriksen si concentra sugli incendi di vegetazione e su come la società possa accrescere la propria resilienza. La studiosa è convinta che in futuro anche la Svizzera dovrà confrontarsi con questo fenomeno: “Se iniziamo fin da ora a raccogliere conoscenze, saremo meglio preparati ad affrontare ciò che ci attende”.

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A rappresentare una sfida non è soltanto la portata dei roghi in Europa. “Anche le ondate di calore sono senza precedenti, sia per le temperature raggiunte sia per la loro durata”, sottolinea. Tuttavia, proprio Spagna e Francia si stanno dimostrando sempre più preparate a gestire gli incendi di vegetazione, secondo la ricercatrice.

Un ruolo determinante in questo progresso spetta alla protezione civile dell’Unione europea. Già nel 2001, infatti, l’UE ha iniziato a riunire le proprie capacità di gestione delle emergenze in un unico bacino di risorse. Da allora, in caso di gravi catastrofi naturali, gli Stati membri si prestano soccorso reciproco.

A tale sistema partecipano inoltre altri dieci Paesi, tra cui Norvegia e Islanda (membri dello Spazio economico europeo) e tutti i Paesi candidati all’adesione all’UE, come Albania, Serbia e Turchia.

La Svizzera nella sala d’attesa

Eppure, proprio in questo meccanismo la Svizzera continua a occupare una posizione marginale. Qualora si verificasse una competizione per l’assegnazione di risorse limitate, i membri dell’UE e gli Stati partner avrebbero con ogni probabilità la priorità.

In questo caso, l’isolamento elvetico non è dettato da una mancanza di volontà politica: già nel 2023, infatti, il Parlamento federale ha trasmesso al Consiglio federale una richiestaCollegamento esterno in tal senso, incaricandolo di preparare l’adesione della Svizzera al Meccanismo unionale di protezione civile (UCPM). Il Governo ha agitoCollegamento esterno e i lavori preparatori sono in corso, ciononostante, il Paese resta ancora in una fase di attesaCollegamento esterno.

Il problema risiede nel fatto che le attuali normative europee non sono concepite per Paesi terzi come la Svizzera. Di conseguenza, al momento Berna non può aderire ufficialmente al meccanismo dell’UE. Le speranze sono ora riposte nel Parlamento europeo, che, su proposta della Commissione, potrebbe modificare la legislazione in materia, ma non prima del 2027.

Elicotteri svizzeri in volo in Europa

Nel frattempo, la Svizzera si assicura un certo scambio grazie a un accordo tecnico, alla partecipazione a esercitazioni multilateraliCollegamento esterno e, soprattutto, offrendo il proprio aiuto solidale tramite elicotteri e squadre antincendio.

Attualmente, tre elicotteri Super Puma dell’Esercito svizzero sono operativi in Corsica. Volano sette ore al giorno, effettuando oltre venti lanci d’acqua ciascuno. “Possiamo intervenire sui focolai che si riaccendono, proteggendo così tempestivamente le persone, le infrastrutture e l’ambiente naturale”, dichiara a Swissinfo David Sochor, caposquadra della missione.

Contributo svizzero alla sostenibilità delle forze di intervento locali: un Super Puma dell’Esercito svizzero in missione in Corsica, 30 luglio 2026.
Contributo svizzero alla sostenibilità delle forze di intervento locali: un Super Puma dell’Esercito svizzero in missione in Corsica, 30 luglio 2026. EDA

Già nel 2021 e nel 2023, elicotteri e squadre specializzate elvetiche erano intervenuti per domare gli incendi in Grecia, mentre nel 2017 avevano operato in Italia, Portogallo e Montenegro. Quest’anno, per la prima volta, la Svizzera ha inviato anche un’unità di vigili del fuoco, dispiegata nella regione della Gironda.

Sul fronte opposto, la Svizzera ha già sperimentato un primo caso concreto di cooperazione con il meccanismo di protezione civile dell’UE. In occasione della catastrofe dell’incendio di Crans-Montana, ha attivato il sistema, una facoltà aperta a qualsiasi Paese. Diversi Stati dell’UE hanno risposto mettendo a disposizione, in modo rapido e senza burocrazia, le proprie capacità, in particolare mezzi di trasporto speciali e posti ospedalieri per le persone ustionate, ad esempio all’ospedale Niguarda di Milano.  

Crans-Montana: una dimostrazione di efficienza

“L’emergenza di Crans-Montana ci ha dimostrato che, quando necessitiamo di mezzi speciali – come gli aerei ambulanza – ne abbiamo troppo pochi”, osserva Roland Bollin, responsabile della segreteria “Affari internazionali” presso l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP). “Al contempo, abbiamo potuto constatare la grande efficienza di questo meccanismo di solidarietà”, aggiunge.

Per l’esperto svizzero di protezione civile, il bacino di aiuti dell’UE dimostra chiaramente come l’assistenza transfrontaliera possa superare di gran lunga le capacità di risposta di un singolo Paese.

Oggi, infatti, l’UE dispone di una riserva strategica composta da 22 velivoli antincendio e di soccorso, a cui si aggiungono cinque elicotteri. Sono stati ordinati ulteriori dodici aerei antincendio, sebbene le consegne stiano subendo ritardi.

Attualmente, per fronteggiare gli incendi boschivi in Francia sono impiegati sette aerei antincendio e quattro elicotteri provenienti da sette Paesi diversi, dalla Svezia alla Turchia.

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Aerei antincendio svizzeri? Non necessari

“Per la Svizzera, l’acquisto di una propria flotta di aerei antincendio non risulta al momento opportuno”, afferma Roland Bollin. Questa conclusione è emersa dagli approfondimenti condotti in risposta a un postulatoCollegamento esterno del 2019. Nel 2022, a seguito di tale intervento parlamentare, il Consiglio federale ha pubblicato un rapporto redatto da esperti.

Il documento rileva che “temperature più elevate, unite a periodi di siccità più prolungati, accrescono la probabilità che in Svizzera si verifichino incendi di vegetazione più frequenti e intensi”.

Ciononostante, “gli esperti che hanno collaborato al rapporto sono giunti alla conclusione che la Svizzera non debba dotarsi di aerei per lo spegnimento di incendi su vasta scala”. Al contrario, si raccomanda di chiarire le modalità di accesso alle risorse internazionali: “I mezzi disponibili all’interno del Meccanismo unionale di protezione civile, come aerei antincendio o elicotteri, devono essere integrati in queste riflessioni”.

Un sistema di emergenza sotto pressione

Finché la Svizzera non diventerà membro del Meccanismo unionale di protezione civile, rimarrà incerto il modo in cui l’UE risponderebbe a una sua eventuale richiesta di aiuto per un incendio boschivo, specialmente nei mesi di agosto o settembre, quando la flotta europea è già ampiamente impegnata su tutto il bacino del Mediterraneo.

Già oggi il sistema di emergenza dell’UE è sottoposto a forte pressione e, qualora le capacità di spegnimento non si rivelassero sufficienti, le risorse verrebbero assegnate secondo una scala di priorità. “In caso di richieste concorrenti, il fattore determinante è la maggiore efficacia”, ha dichiarato questa settimana un funzionario europeo ai media.

Un'opzione esclusa per la Svizzera: un aereo antincendio specializzato del tipo Canadair in azione nei pressi di Bordeaux il 28 luglio 2026.
Un’opzione esclusa per la Svizzera: un aereo antincendio specializzato del tipo Canadair in azione nei pressi di Bordeaux il 28 luglio 2026. Keystone

“Dopo l’esperienza di Crans-Montana, sappiamo che la Svizzera può attivare questo meccanismo di solidarietà dell’UE”, afferma Christine Eriksen.

Ma cosa succederebbe se l’UE dovesse scegliere se destinare i propri aiuti a uno Stato partner o alla Svizzera per fronteggiare un incendio? “Presumo che uno Stato partner avrebbe la precedenza”, ipotizza Eriksen, una valutazione condivisa anche da Roland Bollin dell’UFPP.

Si tratta di una questione di solidarietà. I Paesi aderenti al meccanismo di protezione civile versano un contributo proporzionato alla loro forza economica. Nel caso di un partenariato, per la Svizzera il costo si aggirerebbe attualmente sui 11 milioni di franchi all’anno. In contropartita, le prestazioni di soccorso sarebbero coperte, al netto di una franchigia compresa tra il 10 e il 25 per cento.

Missioni di spegnimento per imparare

Già nel 2021, su incarico dell’UFPP, Christine Eriksen ha analizzato in uno studioCollegamento esterno i vantaggi e gli svantaggi di un partenariato svizzero con il meccanismo di protezione civile dell’UE. I benefici sono palesi: accesso al bacino di risorse, al know-how specialistico, ai programmi di formazione e all’esperienza operativa. “I vigili del fuoco della Svizzera romanda inviati nella regione di Bordeaux non si limitano a prestare soccorso, ma accumulano contemporaneamente preziose esperienze”, sottolinea oggi Eriksen a Swissinfo.

“Se intendiamo sviluppare ulteriormente la protezione della popolazione, dobbiamo integrarci meglio nelle reti internazionali. Da questo possiamo solo trarre insegnamento”, dichiara Roland Bollin, elogiando la “capacità operativa incredibile” del bacino dell’UE e l’elevato grado di specializzazione di alcuni soccorritori. Inoltre, il bacino affina le proprie competenze di anno in anno, a ogni nuova missione: basti pensare che il Meccanismo unionale (UCPM) viene ormai attivato quasi ogni settimana.

D’altro canto, anche la Svizzera potrebbe offrire il proprio contributo. “Il Paese vanta un enorme patrimonio di esperienza nell’ambito dell’aiuto umanitario”, spiega Eriksen a Swissinfo. Bollin ricorda inoltre le spiccate competenze elvetiche nella gestione di eventi nucleari, biologici e chimici, nonché nella protezione delle infrastrutture critiche, aggiungendo: “Anche nel campo della prevenzione la Svizzera esprime una notevole forza”.

Senza prevenzione, nulla è possibile

Proprio la prevenzione assume un’importanza sempre più cruciale di fronte alle crescenti devastazioni provocate in Europa dai cambiamenti climatici.

Il grafico seguente illustra come, nell’ultimo decennio, gli incendi boschivi siano diventati un problema per la Francia:

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All’inizio della settimana, come riportato dal quotidiano Frankfurter Allgemeine ZeitungCollegamento esterno, un funzionario dell’UE ha ribadito che gli Stati membri dovrebbero investire maggiormente nella prevenzione. “Altrimenti, in futuro non saremo in grado di reagire, neppure se disponessimo di un numero di aerei cento volte superiore”, ha avvertito.

L’Europa sta entrando in una nuova era degli incendi boschivi. Oggi la Svizzera accumula esperienza in Corsica, a Bordeaux e in altre regioni europee colpite dagli incendi. La domanda decisiva resta aperta: al prossimo grande rogo, potrà a sua volta contare su un aiuto?

A cura di Pauline Turuban

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