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Care svizzere e cari svizzeri all’estero,

Siete in pensione? Allora a partire da questo dicembre riceverete una tredicesima mensilità dell'Assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (AVS). Ora un consigliere nazionale chiede che le persone che risiedono all’estero e che percepiscono una pensione svizzera siano esclusi da questi pagamenti.

E cosa ne pensate: il tempo trascorso davanti a uno schermo tra i bambini e le bambine in età scolare tra gli 8 e i 12 anni sta aumentando o diminuendo? La risposta la trovate nella rassegna di oggi.

Cordiali saluti da Berna.

dibattito in parlamento
In Parlamento si è discusso animatamente sul finanziamento della 13esima rendita AVS. Keystone / Anthony Anex

La 13esima rendita AVS sarà versata per la prima volta nel dicembre 2026 – anche a pensionate e pensionati all’estero. Una proposta sta ora creando scompiglio: chiede che le svizzere e gli svizzeri espatriati e più in generale chi percepisce una pensione dalla Confederazione e vive all’estero vengano esclusi dalla 13esima rendita AVS.

Per finanziare la 13esima rendita AVS, l’imposta sul valore aggiunto dovrebbe aumentare: l’aliquota normale dall’8,1 all’8,5%, l’aliquota speciale per il settore alberghiero dal 3,8 al 4%. Chi vive all’estero, tuttavia, non paga l’IVA svizzera e quindi non contribuisce al finanziamento della 13esima rendita.

Il consigliere nazionale dell’UDC Didier Calame ha preso spunto da questo punto per presentare una mozione: solo i beneficiari e le beneficiarie residenti in Svizzera dovrebbero ricevere questa integrazione alla pensione, come riporta oggi Cash. Contattata da Swissinfo in merito, l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) ha reagito con questa citazione: “In linea di principio, l’OSE si oppone a tagli delle prestazioni per le svizzere e gli svizzeri all’estero”.

L’aumento dell’imposta sul valore aggiunto necessario a finanziare la 13esima rendita AVS sarà messo in votazione il 29 novembre 2026. In caso di “no”, la questione del finanziamento si riproporrà, ma la 13esima rendita verrà comunque versata. In caso di “sì”, le aliquote più elevate entreranno in vigore presumibilmente dal 2028.

animali al pascolo
Oltre alle foreste, quest’estate in Svizzera anche molte aziende agricole hanno sofferto per l’estrema siccità. Keystone / Andreas Becker

Nella sua seduta odierna, il Consiglio federale ha discusso della situazione eccezionale di caldo e siccità in Svizzera. Le analisi dimostrerebbero che sono necessari fondi supplementari a breve termine per l’adattamento delle foreste al cambiamento climatico e per il sostegno alle aziende agricole colpite.

Per questo motivo, il Consiglio federale chiede al Parlamento un aumento del credito per le foreste per il 2027 di 17,5 milioni di franchi; a partire dal 2028, il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) potrà richiedere annualmente ulteriori fondi dello stesso importo. Per gli aiuti aziendali previsti dalla Legge sull’agricoltura, nel 2026 sarà stanziato un importo supplementare una tantum di 54 milioni di franchi per far fronte alle difficoltà di liquidità causate dalla siccità.

Allo stesso tempo, il DATEC è stato incaricato, in collaborazione con altri dipartimenti, di continuare a monitorare l’evoluzione della situazione e di verificare entro la fine di ottobre se siano necessarie ulteriori misure contro il caldo e la siccità.

Su questa base, il Consiglio federale intende fare un bilancio complessivo nell’autunno del 2026 e decidere su eventuali passi futuri. Fino ad allora, si prevede tra l’altro di organizzare una tavola rotonda su temi agricoli e di esaminare l’ulteriore sviluppo dell’attuale piattaforma sulla siccità. Il Governo è stato recentemente criticato per aver tagliato i fondi destinati a rendere le foreste svizzere più resilienti e adatte alle sfide future.

uomo guarda cartina del mondo
Keystone / Georgios Kefalas

Il numero di domande di asilo in Svizzera continua a diminuire. Nel primo semestre del 2026 sono state registrate meno di 10’000 domande – il numero più basso dal 2022. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) prevede quindi circa 22’000 domande entro la fine dell’anno, invece delle 26’000 inizialmente attese.

Le cifre sono diminuite in modo particolarmente marcato per quanto riguarda Afghanistan, Turchia ed Eritrea. La SEM indica come cause le mutate rotte migratorie: meno persone hanno viaggiato sulla rotta del Mediterraneo centrale e su quella balcanica. Allo stesso tempo, sono in calo anche le domande di statuto di protezione S da parte di persone ucraine. Per il 2026 si prevedono circa 12’000 domande – circa 900 in meno rispetto all’anno precedente.

Parallelamente, i rimpatri sono in aumento. Il numero di quelli forzati è salito da 1’654 nel 2021 a 2’400 nel 2025. Stando a quanto dichiarato, la Confederazione preferisce il rimpatrio volontario perché è più rapido e meno costoso. Anche in questo ambito c’è stato un calo: nel primo semestre del 2025 le persone che hanno lasciato la Svizzera con l’aiuto al ritorno erano 2’014, mentre nei primi sei mesi del 2026 questa cifra è scesa a 1’674.

Nell’ambito della strategia sull’asilo 2027, la SEM prevede inoltre di introdurre nuove misure di sicurezza contro i richiedenti asilo che hanno commesso reati e di instaurare procedure preliminari per le domande manifestamente infondate. L’attenzione è rivolta, tra l’altro, a persone  con possibilità molto basse di ottenere l’asilo. La nuova procedura potrebbe riguardare circa il 20% delle domande; le questioni legali sono ancora aperte. Allo stesso tempo, la SEM sottolinea che il 96% delle persone nel settore dell’asilo si comporta correttamente.

bambino con smartphone
Diversi Paesi e alcuni Cantoni svizzeri stanno valutando la possibilità di emanare leggi per proteggere i e le minorenni in età scolare dagli effetti dannosi dei social network. Keystone / Laurent Gillieron

Addio ai social media: sempre più bambini e bambine in età da scuola elementare si allontanano da Tiktok e Instagram. Il loro utilizzo nella fascia di età tra gli 8 e i 12 anni è dimezzato dal 2020. È quanto emerge da un sondaggio condotto su 10’000 giovani e giovanissimi in formazione.

Il monitoraggio del Centro svizzero di coordinamento della ricerca educativa non fornisce indicazioni sui motivi. Tuttavia, uno dei responsabili dello studio presume che ciò corrisponda a una tendenza osservata su larga scala, secondo cui anche i genitori in Svizzera sono ormai sensibilizzati e iniziano a limitare l’accesso ai social media dei propri figli e figlie, come ha dichiarato il ricercatore al Tages-Anzeiger.

L’indagine ha anche mostrato che i social media sono più popolari tra le studentesse e gli studenti delle scuole secondarie. Tuttavia, anche in questo segmento si scrolla un po’ meno rispetto all’ultimo sondaggio, sebbene in misura minima.

Infine, l’indagine ha rivelato che le ragazze e le giovani donne giudicano l’apprendimento con strumenti digitali in modo significativamente più critico rispetto a ragazzi e giovani uomini. Questa affinità con la tecnologia ha infine un’influenza anche sulla scelta professionale, come ha affermato al quotidiano uno dei due responsabili dello studio.

Tradotto dal tedesco e verificato da Marija Milanovic

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