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Le sanzioni contro la Russia al centro dell’iniziativa sulla neutralità

Persone che manifestano
Manifestazione organizzata dal movimento Mass-Voll!, sabato 11 marzo 2023 sulla Piazza federale a Berna, per chiedere una neutralità rigorosa. Keystone / Anthony Anex

L’iniziativa sulla neutralità, sulla quale il popolo svizzero voterà il 27 settembre, è stata lanciata per denunciare le sanzioni economiche adottate dalla Confederazione nei confronti della Russia. Ma qual è la reale portata di queste misure? E la Svizzera le applica in modo efficace? Qualche elemento di spiegazione.

Quali sanzioni applica la Svizzera nei confronti della Russia?

Poiché la Russia dispone del diritto di veto nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, attualmente non esiste un regime globale di sanzioni delle Nazioni Unite contro il regime di Vladimir Putin. Dopo l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, la principale risposta politica della Svizzera è stata quella di riprendere le sanzioni adottate dall’Unione Europea.

Tetto al prezzo del petrolio russo, divieto di importare carbone, vodka o diamanti russi, esclusione di alcune banche dal sistema di pagamento Swift: in quattro anni l’UE ha adottato 21 pacchetti di sanzioni contro la Russia, l’ultimo dei quali alla fine di luglio. Ad eccezione di una disposizione riguardante le filiali all’estero di aziende svizzere, la Confederazione ha recepito quasi integralmente le misure europee dal febbraio 2022.

La Svizzera applica inoltre sanzioni nei confronti di circa 2’790 personalità, imprese o organizzazioni russe. Le misure comprendono il congelamento dei beni detenuti in Svizzera e il divieto di mettere a loro disposizione fondi o altre risorse economiche. Come nel caso di Vladimir Putin o del ministro degli Esteri Sergej Lavrov, le persone sanzionate sono inoltre soggette al divieto di ingresso e di transito sul territorio svizzero, salvo per partecipare a negoziati di pace che si tengano nel Paese.

Al 1° luglio 2026 risultavano congelati in Svizzera 8,5 miliardi di franchi di attivi finanziari, 14 immobili, oltre a veicoli sportivi e di lusso, aerei, opere d’arte, mobili e strumenti musicali appartenenti a persone, aziende e organizzazioni sanzionate.

Perché nell’ottica del Governo è importante che la Svizzera partecipi a queste sanzioni?

La Svizzera non è soltanto una delle principali piazze finanziarie del mondo, ma ospita anche numerosi oligarchi ed è un nodo centrale del commercio di carbone e petrolio russi. Prima della guerra, circa il 75% del commercio di carbone russo passava attraverso la Svizzera. Per il petrolio la quota era pari a circa il 60%. Le sanzioni rappresentano quindi il principale strumento a disposizione della Confederazione per limitare il finanziamento della guerra contro l’Ucraina.

>> Il nostro approfondimento sull’iniziativa in votazione il 27 settembre:

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Le sanzioni hanno prodotto gli effetti sperati?

A prima vista, l’economia russa non ha subito il crollo che molti avevano previsto e il suo sistema finanziario appare relativamente resistente. Tuttavia, dall’inizio del conflitto la crescita economica russa è stata sostenuta soprattutto dal riorientamento verso lo sforzo bellico, grazie a un importante sostegno statale. Parallelamente, la Russia è riuscita ad attenuare l’impatto delle sanzioni occidentali facendo leva su Paesi terzi e reindirizzando gran parte delle esportazioni di petrolio verso mercati come Cina e India.

Gli esperti ricordano però che l’efficacia delle sanzioni si misura soprattutto nel lungo termine. Le restrizioni imposte alla Russia limitano l’accesso a determinate tecnologie, ai capitali stranieri e ai mercati finanziari occidentali. Pur non avendo posto fine alla guerra in Ucraina, contribuiscono ad aumentare il costo economico e finanziario del conflitto per Mosca.

“Le sanzioni sono innanzitutto uno strumento politico nelle mani dell’Unione Europea”, afferma Robert Bachmann, esperto di materie prime e del settore finanziario presso l’organizzazione non governativa Public Eye. “Hanno un costo significativo per gli oligarchi e per le personalità vicine a Vladimir Putin. Se il potere russo dovesse iniziare a incrinarsi, la loro abolizione potrebbe diventare una moneta di scambio in eventuali negoziati con Bruxelles”.

Come vengono applicate dalla Svizzera queste sanzioni?

“L’attuazione efficace e rigorosa delle sanzioni contro la Russia rappresenta una priorità per il Consiglio federale”, sottolinea Fabian Maienfisch, portavoce della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), l’organo federale responsabile della loro applicazione.

Nel 2023, tuttavia, gli ambasciatori del G7 hanno accusato la Svizzera, in una lettera indirizzata al Consiglio federale, di non fare abbastanza per identificare, tracciare e bloccare i patrimoni russi conservati nelle banche elvetiche. Critiche analoghe sono giunte anche da membri del G7, da responsabili europei e statunitensi e da alcuni esperti. Le contestazioni riguardavano in particolare l’insufficienza delle risorse dedicate ai controlli e la scarsa trasparenza del settore svizzero del commercio di materie prime.

A seguito delle critiche del G7, nel 2024 la Svizzera ha rafforzato i controlli sulle sanzioni contro la Russia. La priorità è stata l’intensificazione della sorveglianza sul rispetto degli embarghi riguardanti petrolio e carbone. È stata inoltre istituita una cellula investigativa specializzata, composta da una quindicina di collaboratori dedicati esclusivamente a questo compito. Finora alla SECO sono state trasmesse circa 850 segnalazioni di sospette violazioni delle sanzioni. Quattro casi sono stati inoltrati al Ministero pubblico della Confederazione per l’apertura di procedimenti penali.

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La Svizzera potrebbe fare di più?

“Nonostante i progressi compiuti, nel sistema di controllo restano ancora delle lacune”, sostiene Robert Bachmann di Public Eye. La prima riguarda l’assenza di una vigilanza sugli intermediari non finanziari, come studi d’avvocatura, di consulenza patrimoniale o fiduciarie, che svolgono un ruolo chiave nella gestione e nella strutturazione dei patrimoni. Le ONG criticano inoltre la mancanza di trasparenza e di sorveglianza nel commercio delle materie prime in Svizzera, ritenendo che il settore rappresenti ancora un rischio di elusione delle sanzioni contro la Russia.

La SECO respinge queste critiche, sottolineando che la Svizzera partecipa al regime coordinato di sanzioni internazionali contro la Russia anche nel settore delle materie prime. “Le autorità competenti dispongono in larga misura delle basi legali e dei mezzi necessari per garantire un’attuazione e un’applicazione adeguate delle sanzioni in questo ambito. Inoltre, la collaborazione tra i diversi servizi federali competenti e con le autorità partner straniere funziona molto bene”, afferma Fabian Maienfisch.

Dal canto suo, Public Eye osserva che la Svizzera non ha mai aderito alla task force internazionale incaricata di far rispettare le sanzioni contro la Russia. L’ONG denuncia inoltre un conflitto d’interessi di fondo all’interno della SECO, che è al tempo stesso l’organo di promozione economica del Paese e l’autorità responsabile dell’applicazione delle sanzioni. “Agisce in modo troppo passivo, aspettando che i problemi vengano segnalati invece di svolgere un’analisi proattiva dei rischi”, sostiene l’esperto di Public Eye. “Questa missione dovrebbe essere affidata a un altro organismo federale”.

>> Cosa significa essere neutrali nel 2026?

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Articolo a cura di Balz Rigendinger

Traduzione dal francese e verifica di Daniele Mariani

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