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Riserve naturali messe a dura prova da siccità

Keystone-SDA

Le ondate di calore di quest'estate hanno messo a dura prova le riserve naturali svizzere. La siccità ha colpito in particolare le paludi, i corsi d'acqua, gli alberi e i laghi, ha indicato oggi l'organizzazione Pro Natura.

(Keystone-ATS) Le conseguenze erano particolarmente evidenti nella zona paludosa di Rothenthurm (SZ). “Non avevo mai visto le paludi così secche da quando ho assunto l’incarico nel 2009”, afferma Bastien Amez-Droz, responsabile di progetto presso Pro Natura, citato in un comunicato.

L’Ufficio delle foreste di Svitto, in collaborazione con Pro Natura e alcune imprese edili locali, aveva condotto lavori di rigenerazione per ripristinare la capacità di ritenzione idrica. Secondo Amez-Droz, queste zone sono così rimaste umide almeno fino ad agosto, consentendo alle libellule di deporre le uova e ai trampolieri di riposarsi.

Nella torbiera alta di Balmoos (LU) il livello dell’acqua è sceso di 15-20 centimetri rispetto alla norma. Anche in questo caso è stato possibile evitare il peggio: “senza i lavori di rinaturazione realizzati lo scorso autunno, quest’estate non ci sarebbe stata più nemmeno una goccia d’acqua libera”, prosegue Amez-Droz.

In alcune riserve naturali di Pro Natura, come nella Martinet (JU), i ruscelli si sono completamente prosciugati. In altre regioni la loro portata è diminuita, ma l’acqua non è scomparsa, come nelle aree protette di Gitzitobel (LU) o di La Chaux-de-Brenleire, vicino al Vanil Noir (FR).

In Ticino la canicola estiva ha provocato un’eccezionale proliferazione di alghe nel laghetto di Muzzano. Ciò ha impedito la penetrazione della luce e ostacolato lo sviluppo delle piante e degli animali acquatici.

“Il laghetto soffre di un carico eccessivo di sostanze nutrienti per via delle acque reflue dei residui agricoli che vi sono stati scaricati per diversi anni in passato”, spiega Serena Britos Wiederkehr, responsabile della riserva naturale Laghetto di Muzzano. Le sostanze nutrienti in eccesso, in particolare il fosforo, favoriscono la proliferazione di alghe e cianobatteri, un fenomeno ulteriormente aggravato dal grande caldo, viene sottolineato.

A causa delle temperature difficilmente sopportabili, in Ticino si è dovuto inoltre rallentare il ritmo di interventi nelle riserve naturali, con conseguente allungamento dei tempi di realizzazione, viene puntualizzato.

Per quanto riguarda lo stato delle foreste, è molto difficile trarre conclusioni: solo tra uno-cinque anni vedremo quanti alberi hanno resistito, sono sopravvissuti o quanti invece stanno morendo. Pro Natura considera il ripristino delle foreste umide una “soluzione promettente di fronte al riscaldamento climatico”.

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