Agrocarburanti: un pericolo dietro l’angolo?
Un forte rincaro dei carburanti fossili potrebbe relegare in secondo piano la produzione di alimenti anche in Svizzera. Il rischio è stato valutato dal Politecnico di Zurigo.
Se i prezzi dei carburanti fossili superassero i 3,70 franchi al litro, l’80% della superfice coltivata in Svizzera verrebbe destinato alla produzione di bioenergie. Stando ai risultati pubblicati giovedì, già oltre i franchi 2.30 al litro per il diesel e i 2.70 per la benzina, circa il 15% della superficie coltivata verrebbe destinata alla semina di colza e mais per produrre biodiesel e bioetanolo.
Ma gli autori dello studio, eseguito su mandato dell’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG), ritengono improbabile che la produzione di bioenergia assuma un ruolo preponderante. Infatti la ricerca ha evidenziato l’esiguità della valenza energetica di tale produzione: utilizzando l’80% dell’attuale superficie coltivata si coprirebbe meno dell’8% del fabbisogno nazionale di energia fossile.
L’UFAG ritiene comunque “interessante il fatto che la produzione di biodiesel su base campicola su soltanto il 6% della superficie permetterebbe di coprire il fabbisogno agricolo di carburanti.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.