The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

Fare conoscere le diversità della Svizzera

Carlo Jagmetti durante un intervento presso il club americano della stampa nel 1997, poco prima della pensione Reuters

La presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey ha aperto a Berna la conferenza annuale degli ambasciatori. Motto dell'incontro: "Una Svizzera che parla e agisce".

L’ex diplomatico Carlo Jagmetti, che nel 1997 ha rassegnato le dimissioni dal posto di ambasciatore negli Stati Uniti, parla a swissinfo dell’immagine della Svizzera.

swissinfo: In passato anche lei ha partecipato alla conferenza dei diplomatici. Quali ricordi ne serba?

Carlo Jagmetti: Ricordo molti di questi incontri. Si trattava di curare intensamente i contatti con la centrale, le autorità federali e i membri del governo. Ma anche di tornare a respirare l’atmosfera quotidiana elvetica.

swissinfo: Simili contatti sono importanti per il lavoro quotidiano dei diplomatici?

C.J.: Dipende da come sono organizzati e dagli insegnamenti che se ne traggono. Ricordo incontri che si sono rivelati molto proficui, durante i quali abbiamo stilato un quadro generale della situazione e preso atto della strategia della centrale e delle opinioni dei colleghi all’estero.

La conferenza annuale degli ambasciatori è utile anche per discutere di problemi attuali, chiedere informazioni più precise e ottenere istruzioni in merito.

swissinfo: Gli ambasciatori rappresentano la Svizzera all’estero e contribuiscono a veicolarne l’immagine. Durante i suoi mandati quali aspetti della Svizzera voleva trasmettere in particolare?

C.J.: Volevo soprattutto sottolineare la molteplicità elvetica. Anche se siamo un piccolo paese, dal peso politico assai debole, in numerosi ambiti vantiamo una notevole esperienza. All’estero possiamo facilmente trasmettere la diversità storica e civilizzatrice che contraddistingue la Confederazione.

Ci tenevo inoltre a correggere alcuni cliché sulla Svizzera, la cui immagine è talvolta ridotta a Cervino e cioccolato. Volevo fare conoscere la Svizzera reale, con tutti i suoi punti forti ma anche con quelli meno forti.

swissinfo: In che misura un ambasciatore può influire sull’immagine del paese?

C.J.: L’immagine non è creata dall’ambasciatore bensì in patria. Quando la Svizzera si comporta bene e tutto fila liscio sia dal punto di vista economico che da quello sociale, l’immagine della Svizzera all’estero è automaticamente buona.

Quando invece ci sono dei problemi, se ne sentono subito le ripercussioni all’estero. Il lavoro del diplomatico non consiste nel correggerli, bensì nel migliorarne la comprensione.

Fra i compiti importanti di un diplomatico vi è quello di veicolare un’immagine corretta del paese attraverso conferenze, manifestazioni culturali, incontri ufficiali.

swissinfo: Quest’anno, come motto ufficiale della conferenza degli ambasciatori, Micheline Calmy-Rey ha scelto “Una Svizzera che parla e agisce”. Durante il suo discorso ufficiale del 1. agosto ha parlato di “Svizzera aperta e solidale”. Secondo lei tale immagine del paese sarà presa sul serio all’estero?

C.J.: La Svizzera ha sempre discusso e agito. In passato lo ha fatto con molta discrezione e moderazione. In seno alle organizzazioni internazionali, l’opinione della Confederazione è sempre ascoltata con interesse.

Non so dirle se il nostro paese attualmente abbia un bisogno di farsi maggiormente sentire. Ritengo sia meglio mantenere una certa riservatezza. Non occorre esprimere sistematicamente un’opinione su tutto ciò che accade nel mondo.

Quanto all’azione, la Svizzera ha sempre agito. Naturalmente, volendo si può sempre fare di più. Va però fatta una netta distinzione fra i bisogni effettivi e la semplice laboriosità.

swissinfo: Secondo lei la Svizzera è presa in seria considerazione all’estero?

C.J.: Non sono più un ambasciatore. Ma continuo a viaggiare, talvolta anche all’estero. Da quanto posso notare la Svizzera gode sempre di parecchia stima. Forse non è più così ammirata come in passato, ma per molti l’ordine, la coerenza, la continuità e la costanza del nostro paese sono ancora un esempio da seguire.

Intervista swissinfo: Susanne Schanda
Traduzione, Anna Passera

Nel 1997, poco prima di andare in pensione e dopo i clamori causati dai fondi ebraici in giacenza, Carlo Jagmetti ha rassegnato le dimissioni dal posto di ambasciatore elvetico negli Stati Uniti.

Nato nel 1932 a Zurigo, giurista di formazione, Jagmetti è stato nominato ambasciatore a Washington nel 1993.

Dal 1987 al 1993 è stato ambasciatore a Parigi.

Fra il 1982 e il 1987 ha diretto la missione elvetica presso la Comunità europea (oggi Unione europea). Jagmetti ha compiuto la sua prima missione diplomatica nel 1980 in Corea del Sud.

Il motto annuale dell’incontro è “Una Svizzera che parla e agisce”.

La coordinazione geografica e settoriale della politica estera elvetica sarà al centro delle discussioni.

La conferenza si tiene da lunedì a giovedì.

Vi partecipano i rappresentanti della Svizzera all’estero: ambasciatori, consoli generali e direttori degli uffici della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR