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Fine della ricerca indipendente sui prodotti tossici

Con la chiusura del centro di Schwerzenbach, la ricerca di laboratorio sulle sostanze tossiche viene decentralizzata Keystone

Ha concluso la sua attività a fine giugno l'Istituto di tossicologia del Politecnico federale di Zurigo. Con questa chiusura il paese perde un centro che valuta sostanze di ogni tipo sulla loro pericolosità per l'uomo e l'ambiente. Una nuova piattaforma interdisciplinare dovrebbe raccogliere l'eredità del centro.

In verità la decisione è stata presa quattro anni fa, ma adesso, al momento di chiudere, rimane un certo amaro in bocca a molti operatori. Con il termine d’esercizio dell’Istituto, con sede nella località zurighese di Schwerzenbach, le istituzioni perdono infatti il referente principale per conoscere sostanze pericolose per l’ambiente e per l’alimentazione.

Anche l’industria deve rinunciare alle consulenze degli esperti del centro per i propri prodotti e, non da ultimo, i consumatori perdono un interlocutore indipendente che informa con puntualità e precisione.

La struttura era nata alla fine degli anni Sessanta per rispondere alle gravi conseguenze provocate da pesticidi e agenti chimici sugli equilibri ambientali. Emblematico è il caso del DDT, scoperto pochi anni prima da una ditta chimica basilese. La sostanza, ritenuta inizialmente una benedizione universale, tanto da ottenere un Nobel, si rivelò ben presto controproducente.

L’inquinamento duraturo dell’ambiente e le conseguenze sulla catena alimentare umana portarono, anche in Svizzera, ad una riflessione politica sulle responsabilità e di conseguenza alla creazione, a inizio anni Settanta, del centro specializzato.

Un compito importante, fra quelli svolti in questi anni dall’Istituto di tossicologia, è la definizione dei valori limite per le immissioni nell’atmosfera. Quasi tutte le norme legali per la protezione dell’ambiente, sono basate su informazioni elaborate dagli esperti zurighesi.

“Le autorità federali e cantonali non hanno i mezzi adeguati a definire questi limiti – ha dichiarato a swissinfo Marco De Rossa, chimico al Laboratorio cantonale ticinese di Bellinzona – noi ci limitiamo a garantirne l’applicazione”. Dopo la chiusura della struttura, il Dipartimento dalla sanità pubblica federale dovrà dunque cercare un altro interlocutore specializzato.

Nel frattempo a Schwerzenbach gli impiegati stanno concludendo le ultime perizie. “La decisione di chiudere è stata presa già da anni – ha affermato un’impiegata del centro a Swissinfo – ma qui, nessuno sa esattamente cosa succederà. Alcuni compiti sono stati delegati ad altre sezioni di ricerca del Politecnico, ma in Svizzera non c’è altra istanza che si occupi, per il momento, degli effetti negativi della tecnologia genetica o delle conseguenze tossicologiche nelle sperimentazioni in campo alimentare e chimico”.

I ricercatori di Schwerzenbach hanno cercato nuovi impieghi o hanno optato per il prepensionamento, disperdendo così le conoscenze accumulate in anni di lavoro del centro. Solo una minima parte potrà venir integrata nelle altre strutture del Politecnico.

La ridistribuzione dei compiti

La tossicologia non è una disciplina a sé stante. Piuttosto gli specialisti del ramo raccolgono le informazioni, ricavate da altri settori di ricerca, per analizzarle con le competenze specifiche. Così nel centro di Schwerzenbach si analizzano, ma ormai solo fino alla fine di giugno, gli effetti di sostanze velenose su piante, animali e uomini con prospettiva medica, farmaceutica e biologica.

Proprio basandosi su questa qualità interdisciplinare la direzione del Politecnico di Zurigo ha scelto di ridistribuire le competenze ad altri istituti. “Le limitatezze finanziarie – ha dichiarato a swissinfo il farmacologo Walter Lichtensteiger – si fanno sentire e la direzione, nel quadro di un nuovo orientamento nei vari settori di ricerca, ha scelto di privilegiare altri settori di studio”.

Come alternativa si delinea una rete di scambio d’informazioni, un cosiddetto “network” di competenza che dovrebbe unire istituzioni, università e industria svizzere. Il coordinatore zurighese, Lichtensteiger spiega: “Un centro con tre soli professori non può più rispondere ai problemi sempre più complessi della tecnologia, per questo cerchiamo di gettare dei ponti fra le discipline, attraverso una struttura di coordinamento”.

Lo dicono anche a Schwerzenbach: “L’idea della ramificazione in più centri di competenza, è buona e dovrebbe rispondere in maniera rapida e non burocratica alle sfide che si presentano ai ricercatori e alla società civile nel campo delle sostanze tossiche”.

Base del sistema è un ufficio di coordinamento che colleghi istituti e esperti. Le singole questioni e richieste, inviate alla piattaforma, dovrebbero venir smistate e inviate a chi dispone del sapere specifico più mirato alla soluzione. “Ma manca ancora uno statuto giuridico – precisa Lichtensteiger – e non è chiaro chi si accollerà le spese della segreteria di coordinazione”.

Marco De Rossa sostiene l’utilità di una simile rete per lo scambio di informazioni, ma ricorda: “Senza un centro di coordinazione e aggiornamento continuo dei dati e dei recapiti una simile piattaforma non serve”.

Daniele Papacella

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