Gli ambientalisti chiedono una moratoria sugli OGM
Pro Natura, il WWF e il Gruppo svizzero di lavoro sulla tecnologia genetica (SAG) esigono una vera e propria moratoria sulla coltivazione di piante transgeniche, in opposizione alle misure più blande proposte dalla commissione scienza del Consiglio degli Stati. Gli effetti di organismi geneticamente modificati (OGM) sono ancora in larga parte sconosciuti ed bisogna quindi essere molto prudenti, hanno sottolineato venerdì a Berna le organizzazioni ambientaliste.
«La cosiddetta moratoria de facto» sulla coltivazione di piante transgeniche presentata lo scorso 23 gennaio dalla Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Consiglio degli Stati non è sufficiente, affermano gli ecologisti. Le misure proposte non bastano a impedire un disastro ambientale.
Le conseguenze reali degli interventi sulle piante sono ancora praticamente sconosciute. Esistono pochi studi seri sulla questione anche perché la ricerca nel settore è tutta in mano a ditte private, mette in guardia Beat Jans, esperto di agricoltura a Pro Natura. Alcuni studi specialistici confermano però l’esistenza di rischi legati alle colture transgeniche, ha aggiunto.
Le specie geneticamente modificate rappresentano un pericolo non solo per le altre piante, ma anche per certi animali, ad esempio farfalle o uccelli. Secondo recenti ricerche, gli OGM subiscono più mutazioni inattese – a volte addirittura sorprendenti – di quanto succeda alle altre piante.
Di fronte alla difficoltà di valutare i rischi reali, le tre organizzazioni chiedono che le autorizzazioni per l’applicazione dell’ingegneria genetica in questo settore vengano congelate. «Non vogliamo vivere nel dubbio e nell’insicurezza», ha detto Jans. Il dibattito parlamentare sul pacchetto legislativo sull’ingegneria genetica (Gen-Lex) è stato più volte rimandato. Il Consiglio degli Stati dovrebbe pronunciarsi in giugno.
swissinfo e agenzie
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