Scienza e Stato, un rapporto che può essere migliorato
Il festival Science et Cité obbliga anche a interrogarsi sui rapporti che intercorrono fra la scienza e lo Stato. L'opinione pubblica conosce male gli sforzi che la Confederazione compie per definire le condizioni quadro che favoriscano al meglio la ricerca scientifica. L'analisi di Alberto Bondolfi, professore di etica sociale al Politecnico di Zurigo.
Il fatto che la volgarizzazione e l’informazione scientifica venga sponsorizzata anche dalla mano pubblica è un indice della situazione particolare in cui essa si è venuta a trovare in questi ultimi anni. Se la cosiddetta “ideologia del progresso” faceva ancora furori fino agli Anni Sessanta, a partire da quelli seguenti si è stabilita una forma di scetticismo e persino di sospetto che ora comincia a diventare “pericolosa” anche a livello politico.
Un segnale particolare era osservabile prima della votazione sull’iniziativa riguardante la tecnologia genetica. La spaccatura tra coloro che si dedicano alla ricerca sperimentale e l’opinione pubblica era evidente e si pensava persino che il nostro Paese si sarebbe isolato dalla comunità scientifica internazionale. Avvenne fortunatamente il contrario, ma si presero a quel tempo due misure: da una parte si fece appello a sentimenti molto presenti nella popolazione, come quello dell’impegno terapeutico della medicina, e dall’altra i ricercatori stessi scesero nelle strade per spiegare i loro scopi ed i loro metodi.
Il festival di Science et Cité vuole rendere stabile questo rapporto di reciproca conoscenza ed apprezzamento tra scienziati e popolazione. Tutto bene dunque?
Sì e no: da una parte l’opinione pubblica non solo conosce male il mondo della ricerca sperimentale, ma dall’altra entrambi ignorano gli sforzi dell’amministrazione statale per regolare al meglio al ricerca scientifica. Proprio in questi mesi sono in cantiere varie leggi che toccano direttamente la ricerca scientifica ma se ne parla ancora troppo poco. La Confederazione si sforza di ascoltare gli uomini e le donne di scienza, ma questi sforzi vanno intensificati e migliorati.
Va infine ricordato che la ricerca sperimentale non è la sola forma di ricerca scientifica. Quella delle scienze umane è altrettanto “scientifica”, anche se usa altri metodi e segue altre usanze. Questa differenza non è stata sufficientemente presa in considerazione anche dal nostro governo, che in occasione della distribuzione degli ultimi crediti per la ricerca di punta (i cosiddetti Schwerpunktprogramme) ha dimenticato completamente le scienze umane, premiando solo progetti legati alle scienze sperimentali. Autocritica per tutti dunque!
Alberto Bondolfi
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